La "normalizzazione" di Epstein

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La "normalizzazione" di Epstein

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di Sara Reginella 

Dopo la normalizzazione della guerra e del genocidio, parte della stampa italiana è ora alle prese con la normalizzazione della pedofilia.

E dunque, leggo che Jeffrey Epstein non era un pedofilo ma un "finanziere", o al massimo un "faccendiere"; leggo che gli stupri erano "feste orgiastiche", le bambine abusate e torturate "donne minorenni", mentre i crimini delle "élite" vengono derubricati a "bassezze".

Inutile spiegare a chi non ha coscienza che Epstein era un sadico pedofilo, che gli stupri non sono feste, che le bambine non sono donne e che i crimini non sono bassezze, ma è grazie all'uso di questa terminologia, che non è casuale, che la realtà viene deformata, la massa rimane assopita e quei criminali appartenenti a parte della leadership mondiale, seppur ricattabili, restano impuniti.

Le immagini di abusi sessuali, pedopornografia, morte, abusi fisici e ferite sono state escluse dagli Epstein file”, ha affermato il vice procuratore aggiunto Todd Blanche, nei giorni scorsi.

Eppure, nonostante manchino all’appello migliaia di questi file, le descrizioni delle atrocità e torture su innocenti, che molti di noi hanno già potuto leggere consultando la prima parte dei documenti, sono atroci e disumane.

Oggi, chi non ha ancora perso la propria coscienza grida giustizia per queste anime abusate, torturate e uccise, poiché è solo ribellandoci a tanta disumanità che resteremo umani.

Sara Reginella

Sara Reginella

Sara Reginella, psicologa e psicoterapeuta, autrice e documentarista, è testimone del conflitto ucraino dalle sue origini, avendo partecipato a quattro spedizioni nell'arco di otto anni. Dal 2015 è stata attiva in campo documentaristico. È autrice del saggio "Le guerre che ti vendono" (Edizioni Dedalo), oltre che dei reportage narrativi "Il fronte degli invisibili" e "Donbass. La guerra fantasma nel cuore d'Europa" (Exorma Edizioni).

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