La NATO contro se stessa in Groenlandia

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La NATO contro se stessa in Groenlandia

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La crisi groenlandese è entrata in una nuova fase il 16 gennaio, quando diversi Paesi europei - Germania, Francia, Svezia, Norvegia e Regno Unito - hanno iniziato a inviare o annunciato l’invio di contingenti militari sull’isola. Una risposta diretta al fallimento dei colloqui di Washington tra Danimarca, Groenlandia e l’amministrazione Trump, che continua a rivendicare la necessità strategica di “ottenere” l’isola. Formalmente si parla di sicurezza artica. Sostanzialmente, siamo davanti a un caso senza precedenti: un alleato NATO che minaccia apertamente l’integrità territoriale di un altro alleato. Trump sostiene che la Danimarca non sia in grado di garantire la sicurezza della Groenlandia, nonostante l’assenza, ammessa anche dai servizi danesi e statunitensi, di minacce imminenti da Russia o Cina.

Per Copenhagen, la risposta è stata misurata ma ferma. Il rafforzamento della presenza militare serve a dimostrare sovranità, non a provocare Washington. Come ha chiarito il comandante delle forze terrestri danesi, Peter Boysen, “per difendere la sovranità serve presenza”. È un messaggio rivolto tanto alla NATO quanto alla Casa Bianca. Secondo diversi analisti, la mossa di Trump resta soprattutto uno strumento di pressione: un’operazione di intimidazione negoziale, con l’obiettivo di strappare accordi commerciali, accesso privilegiato alle risorse e ulteriore libertà operativa militare. L’annessione diretta appare giuridicamente e politicamente complessa, ma il rischio è che la retorica finisca per diventare dottrina.

La frattura europea, però, è evidente. La Polonia ha annunciato che non invierà truppe, rivendicando il ruolo di “mediatore” e ribadendo che “non può esistere una NATO senza gli Stati Uniti”. Una posizione che privilegia l’unità dell’Alleanza anche a costo di accettare l’ambiguità strategica statunitense. Non a caso, Varsavia concentra le proprie priorità sul corridoio di Suwa?ki, vera ossessione dell’est europeo NATO. Il nodo politico è esplosivo: cosa accade se uno Stato NATO minaccia un altro? L’articolo 5 non contempla il caso. Eppure, un decreto reale danese del 1952 impone alle forze armate di reagire a qualsiasi invasione del territorio nazionale. La possibilità di uno scontro intra-alleanza resta remota, ma non più impensabile.

La Groenlandia diventa così il simbolo di un ordine occidentale che scricchiola: tra unilateralismo statunitense, sovranità europea inesistente e una NATO concepita per un mondo che non esiste più. In questo scenario, l’Artico non è solo una frontiera geografica, ma la cartina di tornasole di un’egemonia in crisi.


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