La flessibilità che non esiste

6837
La flessibilità che non esiste

I nostri articoli saranno gratuiti per sempre. Il tuo contributo fa la differenza: preserva la libera informazione. L'ANTIDIPLOMATICO SEI ANCHE TU!

OPPURE



di Thomas Fazi
 

Oggi alla nomina dei nuovi commissari UE Ursula von der Leyen ha detto che Gentiloni dovrà assicurare «l’applicazione del patto di stabilità, utilizzando appieno la flessibilità permessa all’interno delle regole».


La von der Leyen si riferisce alla clausola relativa alla condizione ciclica dell'economia, che in teoria dovrebbe offrire maggiore flessibilità a un paese laddove venga appurato che il deficit pubblico sia dovuto alla congiuntura economica - e non sia dunque "strutturale" -, nel qual caso potrebbe essere ridotto o eliminato per mezzo di un maggiore tasso di crescita. La premessa è che in condizioni economiche “normali” - qualunque cosa significhi - un deficit è considerato “normale” se non supera lo 0,5 per cento del PIL (il tetto massimo del 3 per cento di deficit nominale stabilito dal Trattato di Maastricht è infatti superato da anni).


Il surreale parametro utilizzato dai tecnici della Commissione per valutare se il deficit sia strutturale o congiunturale è il cosiddetto "output gap", cioè la differenza che, secondo i loro curiosi calcoli, sussisterebbe tra il PIL effettivo di un paese ed il suo "PIL potenziale" (le virgolette sono d'obbligo).


Con quest'ultimo si intende il tasso di crescita massimo del PIL (e il tasso di disoccupazione minimo) che un'economia potrebbe ottenere senza generare spirali inflazionistiche; cioè il PIL che si avrebbe se l'economia stesse operando al "massimo potenziale", sempre secondo le surreali stime della Commissione europea. Un output gap negativo significa che un paese ha margini di manovra per aumentare la crescita e ridurre la disoccupazione senza generare inflazione. Un output gap positivo o vicino allo zero, d'altro canto, significa che un'economia sta operando al di sopra delle proprie capacità e va frenata (con una dose di austerità fiscale, ça va sans dire).


Ora, incredibile ma vero: per l'Italia - un paese in stagnazione da anni, che ha perso il 6 per cento del PIL dall'inizio della crisi e in cui milioni di persone sono disoccupate - la Commissione europea stima per il 2020 un output gap pari al -0,1 per cento (cioè zero). Non a caso, sempre secondo le stime della Commissione, "il tasso naturale di disoccupazione" (anche qua le virgolette sono d'obbligo) - cioè il tasso di disoccupazione sotto il quale non è dato scendere senza provocare fiammate inflazionistiche - per l'Italia è il 10 per cento, cioè il tasso di disoccupazione effettivo.


In altre parole, secondo Bruxelles, l'Italia sta già operando al massimo potenziale; sarebbe a dire che se il tasso di crescita del PIL aumentasse - e la disoccupazione scendesse - avremmo un'inflazione fuori controllo. Indi per cui, non c'è alcun margine, dal punto di vista tecnico, per aumentare il deficit.


Questo ovviamente non esclude che per ragioni politiche la Commissione possa scegliere di allentare un po' la catena, ma questo è un altro discorso. Le regole (assurde) del patto di stabilità - che per la von der Leyen vanno benissimo così come sono -, ed i "margini di flessibilità" da esse concessi, questi sono. Con buona pace di chi ancora sogna di riformare l'irriformabile.

ATTENZIONE!

Abbiamo poco tempo per reagire alla dittatura degli algoritmi.
La censura imposta a l'AntiDiplomatico lede un tuo diritto fondamentale.
Rivendica una vera informazione pluralista.
Partecipa alla nostra Lunga Marcia.

oppure effettua una donazione

Potrebbe anche interessarti

L'inutile vittoria dell'AfD in Sassonia di Giuseppe Masala L'inutile vittoria dell'AfD in Sassonia

L'inutile vittoria dell'AfD in Sassonia

CONTRO-STORIA DELLA TURCHIA 2016-2026 di Michelangelo Severgnini CONTRO-STORIA DELLA TURCHIA 2016-2026

CONTRO-STORIA DELLA TURCHIA 2016-2026

CIFTIS 2026: la Cina spalanca le porte dei servizi al mondo   Una finestra aperta CIFTIS 2026: la Cina spalanca le porte dei servizi al mondo

CIFTIS 2026: la Cina spalanca le porte dei servizi al mondo

Il viaggio di Xi che cambia la geopolitica mondiale (VIDEO) di Fabio Massimo Paernti Il viaggio di Xi che cambia la geopolitica mondiale (VIDEO)

Il viaggio di Xi che cambia la geopolitica mondiale (VIDEO)

Una falsa false-flag? di Francesco Santoianni Una falsa false-flag?

Una falsa false-flag?

USA vs BRICS: ecco la vera posta in gioco in IRAN di Alessandro Bartoloni USA vs BRICS: ecco la vera posta in gioco in IRAN

USA vs BRICS: ecco la vera posta in gioco in IRAN

Balle spaziali sui Nativi. Gli errori autorevoli di Raffaella Milandri Balle spaziali sui Nativi. Gli errori autorevoli

Balle spaziali sui Nativi. Gli errori autorevoli

Woke, l'obsolescenza che fa PIL (di Francesco Erspamer) di Francesco Erspamer  Woke, l'obsolescenza che fa PIL (di Francesco Erspamer)

Woke, l'obsolescenza che fa PIL (di Francesco Erspamer)

L’illusione neoliberale tra diritti civili e sociali di Paolo Desogus L’illusione neoliberale tra diritti civili e sociali

L’illusione neoliberale tra diritti civili e sociali

L'interregno globale e le faglie dei BRICS di Geraldina Colotti L'interregno globale e le faglie dei BRICS

L'interregno globale e le faglie dei BRICS

Il voto su AfD e le vecchie beghine di Alessandro Mariani Il voto su AfD e le vecchie beghine

Il voto su AfD e le vecchie beghine

Apparecchiano i monumenti! Il turismo che svende la Puglia di Antonio Di Siena Apparecchiano i monumenti! Il turismo che svende la Puglia

Apparecchiano i monumenti! Il turismo che svende la Puglia

Italia e vincolo esterno di Gilberto Trombetta Italia e vincolo esterno

Italia e vincolo esterno

FRIEDMAN HA VINTO di  Leo Essen FRIEDMAN HA VINTO

FRIEDMAN HA VINTO

Meloni, Schlein e l'irrinunciabile guerra in Ucraina di Giorgio Cremaschi Meloni, Schlein e l'irrinunciabile guerra in Ucraina

Meloni, Schlein e l'irrinunciabile guerra in Ucraina

Registrati alla nostra newsletter

Iscriviti alla newsletter per ricevere tutti i nostri aggiornamenti