Mano libera alle forze dell'ordine: la Francia reprime gli studenti
Tre settimane di blocchi nei licei, 413 istituti in protesta e 170 studenti feriti. Il ministro dell'Interno: "Nessuna istruzione di moderazione"
Da tre settimane i licei francesi sono in blocco. Oggi, lunedì 5 ottobre gli istituti in protesta sono almeno 413, e per martedì 6 è prevista una mobilitazione intersindacale di grosse dimensioni. Ma quello che sta facendo discutere non è solo la protesta. È come lo Stato ci sta rispondendo.
Il ministro dell'Interno Laurent Nuñez non ha fatto mistero di come la pensa. Ha detto che non darà "nessuna istruzione di moderazione e nessuna istruzione di non utilizzare tutto l'armamento intermedio a disposizione delle forze di sicurezza interne". Tradotto: mano libera. La Ligue des Droits de l'Homme ha parlato di una "deriva complessiva rispetto allo Stato di diritto" negli interventi contro gli adolescenti, e ha aggiunto che il diritto internazionale "viene completamente calpestato".
I numeri, del resto, sono pesanti. Giovedì 1 ottobre il ministro dell'Educazione nazionale Edouard Geffray ha riferito che dall'inizio del movimento 170 studenti erano rimasti feriti. Poi ci sono i casi singoli, che uno per uno raccontano qualcosa di più grande.
A Lens un ragazzo di 15 anni ha subito una grave ferita alla mano. La dinamica è ancora confusa. Una fonte sindacale della polizia sostiene che il liceale avrebbe voluto raccogliere la granata per rilanciarla, e che questa gli sarebbe esplosa in mano. Il procuratore di Béthune e il prefetto del Pas-de-Calais non hanno confermato questa versione. Il procuratore Etienne Thieffry è stato prudente: ha detto di non essere "in grado di rispondere [sulla questione di sapere] se questo adolescente avesse formalmente raccolto una granata esplosa nella sua mano, o se la granata gli fosse atterrata addosso". E ha aggiunto di non essere "in grado" nemmeno di "indicare quali granate siano state utilizzate". Una ragazza che era vicina al liceale al momento dell'esplosione ha raccontato una cosa diversa: "Stavamo correndo, hanno lanciato questa palla, non so cosa fosse esattamente. L'ha ricevuta nella mano e all'improvviso è esploso". Afferma che un altro ragazzo è stato colpito a una gamba.
A Tours, il 30 settembre, un altro studente ha perso l'uso dell'occhio destro dopo un colpo di LBD (Lanceur de balle de défense). La procura ha confermato che i colpi erano "compatibili" con le "lesioni all'occhio". La famiglia ha sporto denuncia per "violenze da parte di persona che esercita pubblica autorità".
A Saint-Ouen-l'Aumône, nel Val-d'Oise, un ragazzo di 14 anni ha riportato una doppia frattura della mascella, tutti i denti superiori rotti e molti denti inferiori rotti. La sua avvocata, Elsa Marcel, ha detto che il ragazzo se ne stava "isolato" ed è stato "preso di mira dai poliziotti, che lo colpiscono", prima che un agente "spari in testa a un metro di distanza" con un LBD. Il minore, secondo l'avvocata, "ha creduto di morire".
Sempre nel Val-d'Oise, il 1 ottobre, un sedicenne è stato ferito all'occhio dopo un colpo di LBD sulla dalle di Argenteuil. Il parquet ha aperto un'inchiesta dell'IGPN. Secondo la prefettura, i poliziotti avrebbero dovuto affrontare "due giovani situati a una ventina di metri che avevano sparato mortai in loro direzione". "In risposta, due poliziotti portatori di LBD ne facevano uso. I proiettili raggiungevano i due giovani che poi fuggivano".
Poi c'è il caso di Aina, 14 anni, ad Alençon. Un video girato da una giornalista locale la mostra trascinata da un poliziotto che la stringe con il braccio al collo. Siamo al 29 settembre, a margine del blocco del liceo Leclerc-Navarre. Aina ha raccontato il suo trauma: "Ho molto male al collo, ho dolori muscolari, ho male alla mascella. È un po' complicato perché ci ripenso molto". Dice che ha creduto di "rimanerci". I genitori hanno sporto denuncia. Le forze dell'ordine hanno parlato di un intervento "proporzionato", che ha "rispettato il quadro regolamentare". Il delegato sindacale Unité SG Police dell'Orne, Laurent Barreteau, ha detto che "per me non c'è violenza o, in ogni caso, sproporzione", aggiungendo che "abbiamo solo una parte del video" e che si vede un poliziotto che "blocca la ragazza e la sposta".
La LDH ha chiesto "la messa in atto prioritaria di un dialogo con i giovani", "il trattamento sistematico dei bambini per quello che sono, persone da proteggere come stipula la Convenzione internazionale sui diritti dell'infanzia", "l'applicazione di una politica di de-escalation delle tensioni" e "l'abolizione definitiva delle pratiche di mantenimento dell'ordine liberticide".
Il punto però non è solo la repressione in sé, per quanto grave. Il punto è che neoliberismo e repressione vanno sempre a braccetto. Le politiche di austerità hanno svuotato la scuola pubblica, tagliato i servizi, arricchito i più ricchi e impoverito tutti gli altri. Quando la gente scende in piazza per rivendicare quello che le è stato tolto, la risposta non è mai politica. È sempre poliziesca. E non è un caso isolato, non è un eccesso di zelo di qualche agente. È il modello. Il neoliberismo produce disuguaglianza, la disuguaglianza produce rabbia, la rabbia viene repressa. E la repressione serve a proteggere l'ordine che ha prodotto quella rabbia. Un regime che si dice liberale e democratico ma che per imporre un regime che la maggioranza dei cittadini rifiuta come ingiusto e inegualitario deve ricorrere all'autoritarismo. L'autoritarismo non è un incidente di percorso. È la condizione necessaria perché il neoliberismo sopravviva.


