Israele infrange la tregua: escalation nel sud del Libano

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Israele infrange la tregua: escalation nel sud del Libano

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A quasi due settimane dal cessate il fuoco del 17 aprile, la situazione in Libano resta estremamente fragile. Le operazioni militari di Israele continuano infatti a colpire il sud del Paese e la valle della Bekaa. Nelle ultime ore, attacchi con droni e raid aerei hanno interessato diverse località, tra cui Majdal Zoun, Baraachit, Tibnine e Shaqra, mentre bombardamenti di artiglieria - con segnalazioni anche di uso di fosforo - hanno colpito aree rurali e centri abitati.

L’escalation si è estesa anche ad altri villaggi, aggravando il bilancio umano e i danni alle infrastrutture. Parallelamente, le forze israeliane hanno emesso ordini di evacuazione per numerose città del sud, imponendo ai residenti di lasciare immediatamente le proprie case e dirigersi verso Sidone. Una misura che, di fatto, apre a una nuova ondata di sfollamenti forzati, nonostante l’accordo di tregua mediato a livello internazionale.

Sul terreno, la pressione militare si è intensificata già a partire da lunedì, con una serie di attacchi che hanno causato vittime civili e decine di feriti. Secondo il ministero della Salute libanese, i raid del 27 aprile hanno provocato almeno quattro morti, tra cui una donna, e oltre cinquanta feriti, inclusi bambini. A rendere il quadro ancora più delicato è il contesto geopolitico. Secondo fonti mediatiche israeliane, l’ultima ondata di attacchi sarebbe avvenuta con il via libera degli Stati Uniti, ufficialmente impegnati come mediatori nel processo di cessate il fuoco.

Il rischio, sempre più concreto, è che la tregua si trasformi in una pausa temporanea piuttosto che in una reale de-escalation. Con il protrarsi delle operazioni militari e l’aumento degli sfollati, il Libano si trova nuovamente sull’orlo di una crisi umanitaria più ampia.


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