Iran, la Rivoluzione come atto di resistenza geopolitica

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Alla vigilia dell’11 febbraio, data che segna il 47° anniversario della Rivoluzione Islamica, la Guida Suprema dell’Iran, ayatollah Seyyed Ali Khamenei, ha lanciato un forte appello alla mobilitazione popolare, presentando la partecipazione di massa alle manifestazioni come un atto di resistenza nazionale e un messaggio diretto agli avversari regionali e internazionali di Teheran. In un messaggio alla nazione, Khamenei ha definito l’11 febbraio “il giorno in cui si manifesta la potenza e la dignità del popolo iraniano”, ricordando come la Rivoluzione del 1979 abbia rappresentato, la liberazione definitiva dell’Iran dall’ingerenza delle potenze straniere.

Da allora, ha sottolineato, pressioni politiche, sanzioni economiche e minacce militari avrebbero avuto un unico obiettivo: riportare l’Iran alla condizione precedente alla Rivoluzione. Le celebrazioni annuali, secondo la Guida Suprema, costituiscono un fenomeno senza eguali nel panorama globale. A distanza di quasi mezzo secolo, milioni di cittadini continuano a scendere in piazza in tutto il Paese per riaffermare l’indipendenza nazionale e la fedeltà al sistema politico nato dalla Rivoluzione. Una partecipazione che, nelle parole di Khamenei, “costringe a retrocedere coloro che ambiscono all’Iran e ai suoi interessi strategici”.

Il leader iraniano ha inoltre ribadito una visione del potere profondamente politica e simbolica: la forza di una nazione non risiede primariamente nei missili o negli aerei, ma nella volontà collettiva, nella resistenza e nella capacità di resistere alle pressioni esterne. In questa prospettiva, la presenza nelle strade diventa uno strumento geopolitico, capace di “deludere il nemico” e ridurre lo spazio di manovra di chi punta a isolare la Repubblica Islamica. Unità nazionale, fermezza ideologica, motivazione popolare e resistenza alle “tentazioni dell’avversario” sono stati indicati come i pilastri su cui si fonda il potere iraniano.

Khamenei ha infine rivolto un messaggio alle nuove generazioni, auspicando progressi continui nella scienza, nell’etica e nello sviluppo materiale e spirituale, affinché l’Iran continui a presentarsi come un attore autonomo e forte nello scacchiere regionale e internazionale.


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