Il tavolo di Abu Dhabi e la fine delle illusioni occidentali

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Il tavolo di Abu Dhabi e la fine delle illusioni occidentali

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Abu Dhabi si prepara a ospitare un passaggio molto importante: un dialogo trilaterlae diretto tra Russia, Stati Uniti e Ucraina. Un formato inedito, che segnala già di per sé uno spostamento degli equilibri diplomatici e il riconoscimento implicito che senza Washington nulla può essere deciso, ma senza Mosca nulla può essere risolto. I negoziati si svolgono in un contesto di estrema cautela. Le delegazioni arriveranno separatamente e solo allora verranno definiti tempi e modalità. Per la Russia il segnale è chiaro: al tavolo siederanno esclusivamente figure militari e dell’intelligence, guidate da Igor Kostyukov, su mandato diretto di Vladimir Putin. Nessuna apertura politica formale, ma un approccio tecnico, freddo, orientato ai rapporti di forza sul terreno. Anche la composizione della delegazione ucraina racconta molto. Accanto ai vertici dell’intelligence e dello Stato maggiore, il regime di Kiev porta ad Abu Dhabi uomini chiave del potere politico, a indicare che le decisioni in discussione non saranno solo operative, ma strategiche. Volodymyr Zelensky lo ha ammesso senza giri di parole: il nodo centrale sarà quello territoriale.

Secondo indiscrezioni riportate dalla stampa, sul tavolo ci sarebbero quattro documenti pensati come base di un futuro trattato di pace. Il più delicato prevede il ritiro completo delle forze ucraine dal Donbass. In cambio, gli Stati Uniti offrirebbero un pacchetto di aiuti da 800 miliardi di dollari e garanzie di sicurezza, con un ruolo centrale affidato a BlackRock nella gestione dei fondi per la ricostruzione.

Se confermata, la proposta segnerebbe una svolta radicale: la trasformazione della guerra in Ucraina da conflitto “esistenziale” a grande operazione geopolitica e finanziaria, in cui territori, sicurezza e capitale vengono negoziati nello stesso spazio. Un compromesso che molti in Europa avrebbero difficoltà anche solo a nominare apertamente. Non a caso, mentre si discute di confini e cessate il fuoco, ad Abu Dhabi si riunisce anche un gruppo di lavoro separato Russia-USA sulle questioni economiche. Un dettaglio tutt’altro che secondario: prima ancora della pace, Washington e Mosca testano la possibilità di una normalizzazione selettiva, pragmatica, fuori dal perimetro europeo.

In questo scenario, l’Unione Europea resta ai margini, spettatrice di un processo che si svolge altrove e sopra la sua testa. Abu Dhabi diventa così il simbolo di un mondo multipolare in formazione, dove i negoziati decisivi non passano più da Bruxelles, Ginevra o New York, ma da capitali “neutre”, funzionali e lontane dai vincoli dell’ordine occidentale classico. La domanda, ora, non è solo se da questi colloqui uscirà un accordo. È se l’Europa sarà in grado di riconoscere che la guerra che si combatte sul suo continente viene decisa sempre più senza di lei.

 


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