Il socialismo è oggi il nemico della sinistra in Europa?

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Il socialismo è oggi il nemico della sinistra in Europa?

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di Massimiliano Ay*  -   Sinistra.ch


“Anni fa la sinistra si è buttata anima e corpo sull’idolatria di una persona, Chavez” sostiene l’amico Filippo Contarini in un suo recente articolo sul Venezuela.


Davvero? Non me ne ero accorto! Io ricordo infatti l’ex-presidente del PS Manuele Bertoli definirlo un “caudillo”; ricordo una conferenza di MPS con ospite non un chavista ma un sindacalista dell’opposizione di sinistra al governo bolivariano; ricordo testi di gruppi anarchici attaccarlo in quanto “militare”, e persino qualche comunista contestare la nascita del Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV). Io stesso nel 2013, pur da convintissimo amico del Venezuela, scrissi su #PoliticaNuova (la rivista teorica edita dal Partito Comunista) alcune osservazioni critiche sulla poca differenziazione economica del Paese e sulla necessità di consolidare il duopolio istituzionale fondamentale per avanzare nella Rivoluzione Bolivariana.


No, decisamente la sinistra svizzera (e quella europea) non ha idolatrato Hugo Chavez! Ben al contrario: troppo spesso lo ha guardato con quella diffidenza intellettuale e con quel fare da “professorini” capaci di trovare il pelo nell’uovo di ogni processo di reale trasformazione socialista della società. E quando il mainstream, dalla notte alla mattina, ha trasformato il presidente Nicolas Maduro in un “dittatore”, gran parte della sinistra europea ha accolto di buon grado l’idea di unirsi alla destra nel combattere il socialismo venezuelano, che il nostro Contarini definisce non a caso “socialismo reale”, in un fazioso parallelismo comunicativo con l’Unione Sovietica, magari addirittura quella staliniana!


Cosa è successo in Venezuela dal 1998 ad oggi? Ecco la descrizione che ne fa il socialista Contarini: “la popolazione e, soprattutto, l’esercito, ha seguito il suo colonnello Chavez in una forma di nazionalismo di sinistra contemporaneo”. E’ una visione che tenta quasi di ridurre il processo di transizione venezuelano a una sorta di putsch militare nazionalista. In realtà l’essenza popolare e di classe della Rivoluzione Bolivariana è più che evidente: dai “consejos comunales” nei quartieri periferici in cui prima la povera gente nemmeno era iscritta ai registri elettorali, alle forme di democrazia operaia all’interno della gestione aziendale.


E tutto questo sarebbe una forma di nazionalismo? Non sarebbe meglio definirlo una prima tappa nella costruzione del socialismo? In fin dei conti democrazia dal basso, partecipazione dei salariati, incremento dei diritti sociali dovrebbero esserne l’essenza! Certo, Chavez era un patriota a cui stava a cuore la sovranità popolare e nazionale: non un volgare nazionalismo militarista, insomma, ma quel patriottismo operaio e rivoluzionario di cui parlava già l’internazionalista Karl Marx quando identificava nella classe operaia la “classe nazionale” destinata al governo della nazione; che è poi lo stesso principio che, ad esempio, con la lotta partigiana di liberazione nazionale, ha liberato l’Italia dal nazifascismo.


Tutte questioni vecchie per la sinistra post-moderna (quella a cui piace l’UE dell’austerità e della guerra), che Contarini vuole evidentemente rappresentare: chi parla di “nazione” – ci spiega – parla di un concetto “rozzo e antiquato”. Lo chieda ai popoli che si stanno liberando dall’imperialismo e dall’omologazione culturale imposta dalla globalizzazione se è davvero un concetto così rozzo e così antiquato?!


Il nostro si stupisce poi del conflitto fra il presidente Maduro e la procuratrice Luisa Ortega Diaz: entrambi “chavisti”, dice lui. Molti critici di Chavez lamentavano la presenza nell’apparato istituzionale venezuelano di opportunisti e di corrotti: Ortega Diaz è stata giudicata colpevole di tali reati e come tale perseguita a norma di legge. Ora: gli stessi che prima accusavano il governo venezuelano di non fare nulla contro la corruzione, oggi lo accusano perché i corrotti li sanziona!


Contarini si pone infine degli interrogativi sull’Assemblea Nazionale Costituente. Proviamo a rispondergli. E’ stata eletta democraticamente? Sì, perché a nessun partito è stato impedito di concorrere. E’ rappresentativa? Sì, perché oltre al classico pluripartitismo vi è una parte importante di deputati eletti direttamente dai diversi settori sociali (operai, impiegati, studenti, artigiani, ecc.) garantendo così un parlamento davvero rappresentativo del popolo. E’ utile a promuovere un dibattito politico sulla direzione che dovrà prendere la nazione? Sì, perché migliorerà ulteriormente la pur già avanzata Costituzione del 1999 che estendeva i diritti civili e sociali dei cittadini, dei lavoratori, degli studenti e delle donne. Per Contarini questi concetti però, a quanto pare, sono “drammaticamente vuoti”: pazienza, a me drammaticamente vuota di contenuti concreti pare soltanto la contariniana “Democrazia reale”.


*Segretario politico del Partito Comunista della Svizzera Italiana
 

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