IL RUTTO ATLANTICO

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IL RUTTO ATLANTICO

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di Pasquale Liguori

 

Il segretario generale della NATO porta un cognome che, all'orecchio italiano, non può non evocare qualcosa di più popolare. Anche stavolta, l'orecchio ha ragione, perché il discorso che ci ha consegnato ieri in apertura del vertice di Ankara è, alla lettera, un'emissione gassosa e soddisfatta di un organismo che ha mangiato molto. Duecentocinquantotto miliardi di dollari aggiuntivi in due anni: una scorpacciata. Per forza di cose, ci si alza da tavola così, con quel suono.

Lui stesso ce lo annuncia con la formula del salmista, senza citarla, con il denaro che c'è e altro ne arriva. Eructavit cor eius verbum bonum e la buona parola è “cinque per cento del PIL”. La differenza col salmo è che nel caso del testo sacro il cuore eruttava lodi, mentre in quello del maggiordomo olandese di Trump erutta bilanci di guerra e chiama ispirazione la digestione. Al medesimo apparato digerente, interrogato su ospedali, scuole, treni, stipendi, pensioni, non riesce mai un rutto di abbondanza. In questi casi a fuoruscire è il colpo di tosse secco di scarsità e vincoli. Lo stesso stomaco, insomma, produce eruttazione festosa davanti ai cannoni e afonia davanti alle corsie. È un fatto che dipende dal tipo di dieta e il rutto smaschera l’austerità, che ci hanno raccontato come ineluttabile legge fisica, per quello che è, una scelta del menù.

C'è poi il pezzo forte della sua retorica, il demand signal, il segnale di domanda che gli alleati per la prima volta rendono pubblico. Si tratta del rutto che tradisce il pasto. A tavola il rutto informa i commensali di quel che hai mangiato e bevuto; il demand signal informa gli azionisti del comparto di quanto la NATO ha ingoiato e quanto ingoierà. È un'emissione involontaria travestita da atto di trasparenza, un rutto di mercato spacciato per apertura strategica. Gli investitori in sala, che di ructus se ne intendono, hanno annusato e ben compreso.

Va segnalata anche la sua unità di misura, perché è confessione pura. La nuova capacità produttiva, dice, coprirà più di duemila campi da calcio. Ecco l'uomo che pesa le fabbriche di munizioni in stadi, coerente col resto: aveva aperto con la metafora del pallone, lo spogliatoio, la squadra, quel luogo caldo e maschile dove il rutto è ammesso, anzi è cameratesco, segno che si è mangiato bene insieme.

Quando chiede che “il ronzio delle macchine diventi un ruggito”, vorrebbe dare alla digestione industriale un timbro eroico. Ma nel discorso non si sente il leone, si sente ancora lo stomaco.

Ci mobilitiamo, dice, “non per rabbia, ma per la nostra sicurezza collettiva”. Notevole che scelga proprio quello schema, perché descrive alla perfezione la fisiologia del rutto che mai viene emesso per rabbia. Il rutto non ha intenzioni, esce e basta, incolpevole, fatto puramente digestivo di cui nessuno può essere ritenuto responsabile. Ed è esattamente così che ci vendono l’economia di guerra: non come una scelta politica - tagliare reparti, scuole e infrastrutture per finanziare scudi missilistici - ma come un processo inevitabile, involontario, quasi biologico. Viene su da sé. Non è colpa di nessuno. È solo aria.

Manca l'ultima portata, che conferma il menù. L'Ucraina compare nel discorso prima come opportunità che come tragedia. Un “ecosistema di droni senza pari”, occasione di co-produzione da cogliere. Nel nostro registro gastrico è il fermento, la parte del pasto che continua a lavorare nello stomaco e produce il gas migliore, la ricerca e sviluppo dell'eruttazione atlantica.

Resta soltanto da restituire al segretario la sua fonte, eructavit cor meum verbum bonum. Il salmista eruttava una buona parola perché aveva il cuore pieno di grazia. Qui il cuore è pieno d'altro e la buona parola che ne risale sa di polvere da sparo e di appalti pluriennali. Il salmista, dopo il rutto, cantava. Questo, dopo il rutto, presenta fattura e la gira ai reparti di pediatria.

 

Fonte: https://www.nato.int/en/news-and-events/events/transcripts/2026/07/07/keynote-speech-by-nato-secretary-general-mark-rutte-at-the-nato-summit-defence

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