Gli Usa mettono a rischio l'accordo con l'Iran

Obama e Rowhani tentano di convincere gli scettici

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Gli Usa mettono a rischio l'accordo con l'Iran

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Un editoriale del New York Times riporta come lo scorso fine settimana il presidente Usa Barack Obama e quello iraniano, Hassan Rowhani, abbiano entrambi tentato di convincere gli scettici della validità dell'accordo interinale sul nucleare iraniano siglato a Ginevra lo scorso 24 novembre. 
 
Obama “si è rivolto al movimento pro-Israele presso il Saban centre ofr the Middle East policy, un influente think-tank di Washington”. Rouhani, invece, “è intervenuto all'Università di Tehran, con un discorso trasmesso dalle reti televisive nazionali
 
Il fallimento dell’accordo, si legge nell’editoriale, minerebbe la migliore possibilità, in 30 anni, di un vero e proprio disgelo nelle relazioni iraniano-americano e, come riconosce il Nyt, la più grave minaccia sembra provenire da parte americana.
 
Al Senato Usa, infatti,  due senatori, il repubblicano Mark Kirk e il democratico Robert Menendez, starebbero lavorando ad una proposta di legge che, se approvata, “imporrebbe nuove sanzioni economiche all'Iran”. Un'iniziativa simile è stata intrapresa alla Camera, dove il democratico Steny Honey e il leader della maggioranza repubblicana, Eric Cantor, lavorano a una risoluzione che ridurrebbe sensibilmente i margini di negoziato fra Washington e Tehran e imporrebbe nuove sanzioni.
 
La Casa Bianca e il ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif, intervistato da “Time” e “New York Times”, hanno avvertito che le iniziative studiate dalle Camere del Congresso Usa, se approvate, “si tradurranno nella morte dell'intero accordo sul nucleare”, anche nel caso la loro entrata in vigore venisse rimandata di sei mesi.
 
 Per il Nyt queste manovre sono improduttive e inutili perché il Congresso potrebbe, in qualsiasi momento, in futuro, adottare sanzioni più severe se l’ accordo non dovesse concretizzarsi. L’unico obiettivo in grado di raggiungere è quello di far infuriare gli iraniani dal momento che l’accordo “impegna gli Stati Uniti a non imporre alcuna sanzione economica per i prossimi sei mesi”.

Nuove sanzioni infrangerebbero tale accordo, alimenterebbero la profonda sfiducia degli iraniani nei confronti degli americani, negherebbero ad Obama la flessibilità negoziale e, molto probabilmente, farebbero venire meno la possibilità di una soluzione diplomatica.
 

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