Gli Stati Uniti non sono pronti per un attacco all’Iran - WSJ

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Secondo quanto riporta il Wall Street Journal citando funzionari americani anonimi, gli Stati Uniti non sarebbero pronti a colpire l’Iran. La ragione risiederebbe nella necessità di rafforzare le difese aeree in Medio Oriente per proteggere gli alleati regionali e le proprie truppe da eventuali ritorsioni.

Nonostante negli ultimi giorni sia stato dispiegato nella regione un consistente contingente militare – definito dal presidente Donald Trump una "massiccia e splendida armata" e guidato dalla portaerei USS Abraham Lincoln –, gli attacchi aerei sull'Iran non sarebbero "imminenti". 

Per garantire la sicurezza di Israele, degli alleati arabi e delle forze statunitensi, il Pentagono starebbe trasferendo ulteriori batterie antiaeree Thaad e sistemi Patriot in basi situate in Giordania, Kuwait, Bahrein, Arabia Saudita, Qatar e altri paesi dell'area. La tensione rimane elevata. Domenica, la Guida Suprema iraniana Ayatollah Ali Khamenei ha avvertito che un'eventuale azione militare americana potrebbe innescare "una guerra regionale" con conseguenze di vasta portata. Il presidente Trump ha minimizzato le dichiarazioni di Khamenei, pur lasciando spazio alla diplomazia: "Speriamo di raggiungere un accordo. Se non lo faremo, scopriremo se aveva ragione o meno".

A complicare il quadro, un precedente rimane significativo: dopo i bombardamenti statunitensi e israeliani su impianti nucleari iraniani nel giugno scorso, Teheran rispose con attacchi su Israele e sulla base aerea americana di al-Udeid in Qatar. I danni furono limitati solo grazie a un preavviso informale fornito dagli iraniani.

Nonostante le minacce, alcuni canali diplomatici sembrano aperti. Ali Larijani, capo del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale iraniano, ha riferito dopo un colloquio a Mosca con il presidente russo Vladimir Putin che si starebbero compiendo "progressi" verso negoziati con gli Stati Uniti.

Anche il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha esortato al dialogo, avvertendo che "qualsiasi azione coercitiva può solo creare caos nella regione e portare a conseguenze molto pericolose".

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