Francesca Albanese invoca una forza di protezione internazionale in Cisgiordania

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La relatrice speciale delle Nazioni Unite per i territori palestinesi occupati, Francesca Albanese, ha lanciato un appello accorato alla comunità internazionale, chiedendo il dispiegamento urgente di una forza di protezione internazionale in Cisgiordania e a Gerusalemme Est per frenare l'escalation di violenze perpetrate dai coloni israeliani.

In un comunicato diffuso lunedì sulla piattaforma X, Albanese ha definito «assolutamente urgente» l'istituzione di una presenza internazionale in grado di tutelare la popolazione palestinese, ricordando ai governi di tutto il mondo i loro obblighi legali alla luce del recente parere consultivo della Corte internazionale di giustizia, che ha dichiarato illegale la presenza continuativa di Israele nei territori occupati.

«Gli Stati terzi hanno l'obbligo, ai sensi della CIJ, di agire per porre fine all'occupazione illegale da parte di Israele», ha sottolineato la relatrice, richiamando le responsabilità giuridiche che incombono sulla comunità internazionale.

 

La paralisi del Consiglio di Sicurezza e le vie alternative

Di fronte all'impasse del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, reiteratamente bloccato dall'uso del veto e incapace di approvare risoluzioni vincolanti per frenare la violenza dei coloni e far rispettare il diritto internazionale, Albanese ha proposto di ricorrere a meccanismi diplomatici alternativi. Tra questi, i «buoni uffici» del segretario generale António Guterres e la storica risoluzione «Uniti per la pace» dell'Assemblea Generale, che potrebbe permettere di superare il blocco istituzionale e garantire che vengano accertate le responsabilità.

«I meccanismi tradizionali hanno fallito – ha di fatto denunciato la relatrice – e ora è necessario esplorare ogni via percorribile per proteggere i civili palestinesi e far valere il diritto internazionale».

L'allarme della relatrice giunge a seguito della diffusione di un video girato a Masafer Yatta, nel sud della Cisgiordania, in cui un gruppo di giovani coloni israeliani aggredisce brutalmente agricoltori palestinesi sui loro terreni ancestrali. Nelle immagini, i coloni picchiano Saeed al-Amour, un anziano palestinese con disabilità, in un episodio che documenta l'escalation di violenza incontrollata che le comunità palestinesi vulnerabili subiscono quotidianamente nei territori occupati.

L'attacco fa parte di un più ampio e documentato aumento della violenza dei coloni in tutta la Cisgiordania, con organizzazioni per i diritti umani che hanno ripetutamente denunciato come questi atti vengano commessi in un clima di quasi totale impunità, spesso con il sostegno passivo o attivo dell'esercito israeliano, generando un clima di terrore per contadini e residenti palestinesi.

 

Il bilancio di una guerra senza fine

Nel frattempo, a Gaza, la guerra iniziata il 7 ottobre 2023 ha già causato, secondo le autorità palestinesi, oltre 73.420 morti e 174.369 feriti, in stragrande maggioranza donne e bambini, in un conflitto che ha devastato le infrastrutture della Striscia e costretto la popolazione a ripetuti sfollamenti. L'appello di Albanese, in questo contesto, assume un'urgenza ancora più drammatica, mentre la comunità internazionale resta divisa e incapace di fermare la spirale di violenza.

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