Foreign Policy: «Teheran sta tendendo una trappola a Trump»

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Foreign Policy ha pubblicato mercoledì un’analisi intitolata “Tehran Is Setting a Trap for Trump” sulla guerra imposta dagli Stati Uniti e da Israele contro l’Iran. «Uno dei malintesi sull’Iran – che in luoghi come Washington viene presentato come uno Stato terrorista – è che, se si elimina la leadership, il resto dell’organizzazione crollerà – si legge nell’articolo –. Ma la Repubblica Islamica, nel vero senso della parola, è un sistema. È una rete, una struttura politica con molteplici centri di potere. Pertanto, se si elimina un individuo, il resto del sistema può colmare il vuoto», si legge. 

Secondo l’analisi, non si è verificato alcun danno grave al comando e al controllo dell’Iran. L’articolo ricorda che, per la Repubblica Islamica, il punto di partenza di questa guerra non è stato il 28 febbraio di quest’anno, bensì il 24 giugno dello scorso anno, quando si è conclusa la guerra dei Dodici Giorni, in cui anche gli Stati Uniti si sono uniti a Israele per attaccare l’Iran.

Secondo il testo, gli iraniani si aspettavano un altro attacco da parte degli Stati Uniti e di Israele e hanno preso in considerazione piani di emergenza: un triplice approccio che includeva l’estensione del conflitto nel tempo e nello spazio, l’imposizione di costi economici agli Stati Uniti e all’economia globale attraverso lo Stretto di Hormuz, e il mantenimento del comando, del controllo e della continuità del governo. 

La reazione dell’Iran mette in evidenza la politica di ritorsione reciproca. «Se si attacca un’azienda petrolchimica in Iran, allora si attacca un’azienda petrolchimica in Israele – sottolinea FP –. Se si attacca un’università in Iran, allora si attacca un’università statunitense da qualche parte nella regione. Ciò dimostra che esiste ancora un certo grado di comando e controllo centralizzati».

Per quanto riguarda l’aspetto militare, il media statunitense sottolinea che Israele e gli Stati del Golfo si trovano ora in una situazione difficile per quanto riguarda i missili intercettori. Gli iraniani hanno anche attaccato quasi tutto il sistema integrato di radar statunitensi nella regione per ridurre l’allerta precoce e la copertura radar.

«Questa guerra si sta sviluppando più secondo i piani di Teheran che di Washington – conclude il FP –. Ma se si osserva l’escalation, hanno gradualmente aumentato la pressione su Stati Uniti e Israele». E' probabile che gli iraniani continuino a esercitare il controllo sullo Stretto di Hormuz, "il che sarebbe profondamente umiliante per Trump".

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