Fanpage: Giornalismo d'inchiesta o privatizzazione della (in)giustizia?

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Fanpage: Giornalismo d'inchiesta o privatizzazione della (in)giustizia?

In merito alla vicenda del giornalista (sic) di Fanpage.it che si è infiltrato negli ambienti milanesi legati a Fratelli d'Italia per documentare e in certi casi anche istigare comportamenti non conformi alla legge così da poter fare un'inchiesta da pubblicare e inguaiare anche penalmente quel partito mi ha colpito la presa di posizione delle Camere Penali (l'istituzione che riunisce gli avvocati penalisti) che in una nota scritta dice che si tratta di:

"Un’indagine che non conosce termini da osservare, autorizzazioni da chiedere, contraddittori da rispettare, che si avvale dei mezzi più invasivi della privacy, di intercettazioni ambientali, telecamere nascoste e agenti provocatori, i cui risultati vengono divulgati senza alcun controllo.

Altro che direttive sulle conferenze stampa, garanzie e presunzione di innocenza".

Mi pare una presa di posizione corretta e volendo sin troppo minimalista nei giudizi rispetto alla condotta di Fanpage: trovo terrificante che dei privati possano condurre delle indagini privatamente e per anni, non solo documentando ciò che accade in un determinato ambito ma anche in qualche modo istigando comportamenti non corretti al fine di denunciare le persone "attenzionate".

Peraltro, il lato peggiore, è che siamo di fronte alla privatizzazione delle indagini. Qualunque ricco e potente se passa questa idea può inguaiare chi vuole, basta pagare dei finti giornalisti che agiscono nel nome di un malinteso giornalismo d'inchiesta. E ciò può avvenire sia in ambito politico ma anche in altri ambiti della vita. Un po' come accade in USA dove già da anni possono essere assoldate agenzie investigative di mestatori professionisti che inguaiano l'avversario politico confezionando dossier e successivamente dandoli in pasto prima alla stampa e poi alla "magistratura ufficiale". E' così avvenuto per esempio nel cosiddetto scandalo "Russiagate" che per anni ha angustiato Trump per poi scoprire che si trattava di un inchiesta (sic) nata grazie ad un dossier commissionato ad un agenzia privata dal partito democratico. Una vera barbarie.

Peraltro è da notare che Fanpage.it non è nuovo a questo modo di agire, a seguito di un agente provocatore mandato nell'enturage del figlio di De Luca scaturì un'inchiesta denominata Bloody Money sulla gestione del ciclo dei rifiuti. Conclusasi certo con l'archiviazione del fIglio di De Luca che però precedentemente ha dovuto subire l'onta della gogna mediatica e dell'incriminazione.

Ora mi domando, c'è qualcuno che paga Fanpage.it per queste operazioni? Oppure si tratta di un semplice malinteso senso del giornalismo d'inchiesta? E se fosse vera quest'ultima chi paga queste operazioni?

Io collaboro con un giornale come l'Antidiplomatico che ha un ottimo numero di lettori, ma di certo non abbiamo i soldi per tenere 3 anni dei giornalisti che fanno gli 007 all'interno di una struttura partitica. Non credo che Fanpage.it possa generare ricavi tali da permettersi stipendi per operazioni del genere che sono addirittura di respiro pluriennale.

Spero la magistratura voglia fare luce anche sotto questo aspetto. Prima che la privatizzazione delle inchieste sotto le mentite spoglie del giornalismo d'inchiesta diventi la norma.


Link:

https://www.camerepenali.it/cat/11145/la_nuova_frontiera_del_giornalismo_dinchiesta.html?fbclid=IwAR0D9nsHMFQN2CTXE4v3pp6tZNmTqxh6hnqYvqX_xa5bl1rdmwtBngzqRio

https://napoli.fanpage.it/inchiesta-bloody-money-archiviato-il-procedimento-contro-roberto-de-luca/

Giuseppe Masala

Giuseppe Masala

Giuseppe  Masala, nasce in Sardegna nel 25 Avanti Google, si laurea in economia e  si specializza in "finanza etica". Coltiva due passioni, il linguaggio  Python e la  Letteratura.  Ha pubblicato il romanzo (che nelle sue ambizioni dovrebbe  essere il primo di una trilogia), "Una semplice formalità" vincitore  della terza edizione del premio letterario "Città di Dolianova" e  pubblicato anche in Francia con il titolo "Une simple formalité" e un  racconto "Therachia, breve storia di una parola infame" pubblicato in  una raccolta da Historica Edizioni. Si dichiara cybermarxista ma come  Leonardo Sciascia crede che "Non c’è fuga, da Dio; non è possibile.  L’esodo da Dio è una marcia verso Dio”.

 

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