La grande cultura contadina di Franco Baresi

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La grande cultura contadina di Franco Baresi

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di Paolo Desogus*

 

Lo hanno detto già in tanti: Franco Baresi è stato un grandissimo calciatore. È stato uno dei maggiori difensori di tutti i tempi: tra i primi due o tre di tutta la storia del calcio. È stato più in generale tra i maggiori sportivi italiani di sempre.
 
Vorrei però ricordarlo per due aspetti legati tra loro: il carattere di ferro e l’origine contadina. Franco Baresi veniva dalle campagne, da un mondo umile e povero, dove ha formato la propria morale, temprato la propria resistenza, costruito la propria voglia di riscatto.
 
La rappresentazione che oggi domina delle classi povere è del tutto contraffatta dall’immagine piccolo-borghese che affiora soprattutto dai social, dalle grandi masse semicolte, disperate e rancorose attraversate da pulsioni egoistiche. A causa di questa confusione i poveri vengono descritti come dei deficienti. Ma non è così. Chi fa questo li confonde con i piccoli-borghesi.
 
Franco Baresi non aveva alcun titolo di studio. Era però un uomo di cultura. E non perché avesse letto tanti libri. Ma perché possedeva il sapere delle proprie terre. No, non è retorica. Chi apparteneva alle classi contadine viveva un’altra tipo di cultura, una cultura reale fatta di lavoro e fatica, di umanità e rispetto verso la natura, rispetto vero, non quello contraffatto che circola oggi e che proviene da gente che ha vissuto al riparo nei grandi centri urbani.
 
Quella cultura contadina si vede in ogni gesto di Franco Baresi, in ogni sua giocata, in ogni suo recupero del pallone. Bastava del resto guardarlo in faccia, bastava osservare il suo volto scavato, seguire il suo sguardo, la sua mimica per ritrovare la figura dell’uomo emerso dai conflitti e dal lavoro, dalla fatica e dalla voglia di riscatto.
 
Se è stato un grandissimo difensore, fisicamente dotatissimo per velocità e resistenza, se è stato fra i giocatori con una così acuta visione tattica, capace di impostare l’azione da dietro, quasi come un regista: se è stato tutto questo, è perché si portava dietro questa sua grande cultura.
 
Allo stesso modo, se oggi non vinciamo nulla e se in nostri giocatori sono delle mammolette debosciate, è perché vengono da un mondo senza alcuna cultura reale. Hanno un carattere adolescenziale e posseggono al massimo qualche nozione imparaticcia per poter essere presentabili in tv. Per il resto zero.
E allora se oggi oggi non vinciamo nulla, è perché non ci sono capitani come Franco Baresi capaci di scacciare le meschinità del presente.
 
 
*Post Facebook del 31 luglio 2026

Paolo Desogus

Paolo Desogus

Professore associato di letteratura italiana contemporanea alla Sorbonne Université, autore di Laboratorio Pasolini. Teoria del segno e del cinema per Quodlibet.

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