Doppio standard tedesco: Iran “terrorista”, Al-Jolani interlocutore

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Doppio standard tedesco: Iran “terrorista”, Al-Jolani interlocutore

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Mentre l’Iran viene spesso descritto da esponenti politici tedeschi come uno “Stato terrorista”, a Berlino si è consumato un episodio che solleva interrogativi profondi sulla coerenza dell’Occidente. Il governo tedesco ha infatti accolto ufficialmente Ahmed Al-Sharaa, noto anche con il nome di battaglia jihadista Al-Jolani, ex figura legata ad Al-Qaeda. La visita, rinviata nei mesi scorsi per ragioni di opportunità politica, è avvenuta tra incontri istituzionali di alto livello, incluso quello con il presidente Frank-Walter Steinmeier e il cancelliere Friedrich Merz.

Un’accoglienza che contrasta con le accuse rivolte al nuovo leader siriano e alle milizie a lui legate, implicate in violenze contro minoranze e oppositori. Dietro la diplomazia, emerge però una dimensione economica centrale. Il focus dei colloqui è stato il cosiddetto “aiuto alla ricostruzione” della Siria, che per molti osservatori si traduce in opportunità di investimento per grandi aziende tedesche, nei settori energia, infrastrutture e tecnologia. Un’apertura che arriva dopo anni di sanzioni occidentali che hanno contribuito al collasso economico del Paese.

Al-Sharaa, da parte sua, ha presentato la Siria come un nuovo hub per investimenti e catene di approvvigionamento, definendola persino una destinazione “attrattiva”. Una narrazione che ignora il ruolo delle stesse forze oggi al potere nella devastazione del Paese. Non mancano le polemiche. Organizzazioni per i diritti umani e gruppi della diaspora hanno denunciato la visita come un segnale pericoloso, soprattutto alla luce di rapimenti e violenze ancora irrisolti, tra cui quello della cittadina tedesca Eva Maria Michelmann. In questo quadro emerge una contraddizione sempre più evidente: l’Occidente continua a etichettare l’Iran come sponsor del terrorismo, mentre apre le porte a figure come Ahmed Al-Sharaa, la cui traiettoria affonda direttamente nell’universo jihadista legato ad Al-Qaeda e a gruppi come HTS, ancora classificati come organizzazioni terroristiche da diversi Paesi.

È un cortocircuito politico difficile da ignorare: da un lato si demonizza Teheran, che in Siria è stata tra i principali attori nella lotta contro gruppi jihadisti; dall’altro si legittimano interlocutori provenienti proprio da quell’area ideologica. Più che una linea coerente contro il terrorismo, sembra emergere una logica selettiva, in cui la definizione di “terrorista” dipende meno dai fatti e più dalla collocazione geopolitica.


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