Chiude centro LGBT a Pechino. Inizia la (solita) propaganda

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Chiude centro LGBT a Pechino. Inizia la (solita) propaganda

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Chiude centro LGBT a Pechino, apparentemente subiva da tempo le pressioni di una parte del vicinato che non ne gradiva la presenza.

Immediatamente scatta la reazione coordinata dei media occidentali che parlano di stretta repressiva del governo cinese e fanno il confronto con Taiwan dove e' appena stata approvata una legge che permette a persone LGBT di adottare bambini.

Tre anni fa in un articolo sul tentativo di rivoluzione colorata a Hong Kong ponevo l'attenzione sul sostegno strumentale da parte di paesi occidentali a varie minoranze etniche, politiche o sessuali, per creare fratture nella societa' e rendere la citta' ingovernabile.

Ad esempio, attraverso la promozione del matrimonio tra persone dello stesso sesso, le ONG per i diritti umani cercavano di mettere il governo in una situazione di "doppio legame": se non avesse soddisfatto le loro richieste di approvazione della legge sui matrimoni tra omosessuali, sarebbe stato considerato intollerante, oppressivo e arretrato, mentre se lo avesse fatto, la maggioranza della popolazione cinese, che ha opinioni conservatrici in merito, non si sarebbe sentita rappresentata dal governo.

Ai miei occhi era chiaro che la questione LGBT venisse sfruttata per fini che trascendevano gli interessi delle persone coinvolte.

E immagino che sia chiaro anche a quei governi che limitano la propaganda LGBT. In Cina, come anche in Russia, uno e' libero di avere relazioni con chi vuole, ma trasformare l'orientamento sessuale in una forma di separatismo identitario per frammentare la societa' non e' permesso. 

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