Care "celebrity" che (ora) vi vergognate di Israele e dell'occidente
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di Francesco Erspamer*
Il vergognarsi è di moda fra le squallide «celebrity» della televisione e degli «asocial» e di conseguenza fra i loro seguaci: un passe-partout per accedere all’indispensabile patente di «umano» senza fare nulla. Neppure occorre vergognarsi di sé stessi: sempre e solo di appartenere a una categoria, gli italiani, gli occidentali, l’umanità. Come recentemente un celebre giornalista (che non nomino perché non faccio pubblicità a simili personaggi): «Io ho sempre pensato che Israele fosse l’Occidente in Medio Oriente, e da occidentale mi vergogno di Israele». Più esplicito di così: sta dicendo che l’occidente resta il migliore dei mondi possibili e che lo dimostra il fatto che da occidentale lui provi vergogna per i crimini commessi da un paese che pur non essendo in occidente si era a suo dire meritato il titolo di occidentale, ed evidentemente se lo merita ancora.
Basta un poco di vergogna e la pillola va giù, tutto si aggiusta, senza sforzarsi, senza sacrificare alcunché, senza perdere neanche un euro, senza alienarsi le simpatie degli stronzi, senza rischiare ritorsioni. Ma non si tratta soltanto di un’autoassoluzione a buon mercato e della magica trasformazione di un peccato (appoggiare Israele) in una virtù (vergognarsene, anzi, dire di vergognarsene); il gioco neoliberista è più sottile. Esso chiede alla gente di occuparsi dell’intero pianeta in modo da impedirle di pensare alle proprie concrete condizioni di esistenza (le loro e di nessun altro), sostituendo un’astratta etica globalista a faticose responsabilità nazionali e locali. Ma siccome poi è altrettanto faticoso sopportare il male del mondo, ecco fornita la soluzione: la vergogna privata e ostentata, panacea contro ogni senso di colpa che possa togliere l’appetito o, molto peggio, indurre a qualche protesta o intervento che davvero minacci i potenti, i miliardari e i loro cortigiani, o anche semplicemente le proprie abitudini.
In conclusione: il vergognarsi da sé (ben diverso dalla vergogna subìta, causata dalla riprovazione pubblica) non è altro che una vergognosa autoesenzione dalle responsabilità sociali, un parlarsi addosso che rivela il vuoto di tanti narcisisti.
*Post Facebook del 28 agosto 2025