Caitlin Johnstone - USA contro l'Iran: la sovranità di Teheran scambiata per aggressione
Il Segretario alla Difesa Pete Hegseth ha annunciato che gli Stati Uniti lanceranno imponenti attacchi contro l'Iran, mentre il Presidente Donald Trump ha avvertito che "bombarderà senza pietà" il Paese se Teheran non accetterà un accordo di suo gradimento. L'ultima ondata di raid aerei statunitensi avrebbe già pesantemente danneggiato infrastrutture civili critiche: secondo i dati diffusi dal governo iraniano, circa 20.000 cittadini sono rimasti senza approvvigionamento idrico nel bel mezzo di un caldo torrido.
Nel frattempo, la macchina bellica statunitense si autoassolve recitando la parte della vittima, sostenendo di bombardare l'Iran esclusivamente per difendersi da un'aggressione ingiustificata. Il CENTCOM ha rilasciato una nota ufficiale in cui dichiara: "Su ordine del Comandante in Capo, le forze del Comando Centrale degli Stati Uniti hanno iniziato a lanciare ulteriori attacchi di autodifesa contro molteplici obiettivi in Iran. Gli attacchi sono una risposta alla continua e ingiustificata aggressione iraniana".
La Retorica dell'Impero e il Marchio del "Terrorismo"
Questa narrazione evoca l'assurdità di chi entra con la forza in casa altrui per cospargere il soggiorno di benzina e, di fronte al tentativo del proprietario di fermarlo, lo uccide invocando la "legittima difesa". Gli Stati Uniti si comportano come un narcisista maligno: pretendono assoluta deferenza dal resto del mondo e interpretano come un attacco personale qualsiasi tentativo di porre limiti normali. I leader dell'impero occidentale sono intimamente convinti che l'intero pianeta debba sottomettersi alla loro autorità, e liquidano il rifiuto di tale sottomissione come un atto di violenza immotivato.
In quest'ottica, lo slogan secondo cui "l'Iran è il più grande Stato sponsor del terrorismo al mondo" ha senso solo se si considera che l'asse occidentale etichetta come "organizzazione terroristica" qualunque gruppo si opponga agli interessi statunitensi e israeliani. Sono arrivati a classificare come entità terroristica persino il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie: una mossa paradossale per cui una branca ufficiale delle forze armate di un Paese sovrano viene definita illegittima, rendendo quel Paese "sponsor del terrorismo" per il solo fatto di possedere un esercito.
Mentre l'Occidente bolla movimenti come Hamas e Hezbollah come sigle terroristiche, la stragrande maggioranza dei governi mondiali rifiuta questa classificazione, considerandoli semplicemente fazioni armate che si oppongono a Israele e ai suoi sostenitori. È una vera e propria manipolazione linguistica: se cambio la definizione di una parola per includervi chiunque non sia d'accordo con me, posso usare quel marchio per giustificare qualsiasi aggressione fisica. Oggi l'etichetta di "terrorista" serve solo a questo: colpire chiunque ostacoli il dominio globale dell'impero.
Un Nuovo Equilibrio Regionale
Come sottolineato in un recente articolo dall'analista Trita Parsi, la risposta missilistica dell'Iran contro Israele a seguito dell'offensiva in Libano potrebbe delineare un "nuovo equilibrio regionale". Uno scenario inedito in cui l'entità sionista non è più libera di agire impunemente in Medio Oriente, dovendo fare i conti con le contromisure di Teheran. L'auspicio è che i tentativi di Stati Uniti e Israele di rovesciare il governo iraniano continuino a fallire, che l'Iran si rafforzi per frenare le azioni belliche israeliane, che la macchina da guerra statunitense imploda e che la Palestina venga finalmente liberata.
La realtà, del resto, è lineare, per quanto si cerchi di complicarla artificialmente attraverso la propaganda:
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Israele: scatena una guerra regionale.
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Israele: viola sistematicamente ogni accordo di cessate il fuoco.
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Israele: bombarda quotidianamente il Libano meridionale.
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Israele: sabota apertamente i negoziati tra Stati Uniti e Iran.
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Israele: inizia a bombardare Beirut.
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Iran: risponde bombardando Israele.
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La narrativa sionista: "Ci attaccano a causa della nostra religione!"
La distinzione è netta e fondamentale: praticare la propria fede, indossare la kippah e recitare le preghiere ebraiche è un diritto sacrosanto; sostenere uno Stato di apartheid e pratiche genocide è, invece, una scelta deplorevole. Non servono ulteriori livelli di complessità: la questione si riduce tutta qui.
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(Traduzione de l'AntiDiplomatico)
*Giornalista e saggista australiana. Pubblica tutti i suoi articoli nella newsletter personale: https://www.caitlinjohnst.one/


