Cabras: Il Secolo del PCI e la grande rimozione

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Cabras: Il Secolo del PCI e la grande rimozione

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di Pino Cabras

Cent’anni ad oggi, il 21 gennaio 1921, nasceva il Partito Comunista d’Italia, una formazione politica forgiatasi nel pieno del “Secolo Breve” di cui parlava lo storico Eric Hobsbawm, la cui prima parte – racchiusa nei decenni che comprendevano le due guerre mondiali – sempre lui aveva definito “L’Età della Catastrofe”, poi seguita dalla fioritura del dopoguerra. Anche in quegli ulteriori decenni il Partito Comunista Italiano fu un avamposto di grandi trasformazioni politiche nella società e nelle istituzioni, fino alla conclusione del Secolo Breve.

La traccia di questo partito è stata profonda, ma profonda è anche la rimozione storica che adesso si avverte nelle istituzioni, che di fatto dimenticano la data nonché tutta la storia che si porta con sé. Nessuna commemorazione alle Camere, abitate così a lungo da robuste schiere di esponenti di quel partito.

Ieri, mentre molti deputati onoravano la memoria di Emanuele Macaluso, illustre dirigente comunista morto pochi giorni fa, a lungo parlamentare, ho ascoltato attentamente gli interventi.

Tranne alcuni, gli oratori si dimenticavano persino di citare il PCI, intanto che diluivano il racconto di quell’uomo tenace e vitale nel vanto del suo coraggio, delle sue qualità tutte importanti, ma sottratte alla carne della storia racchiusa in quella sigla ingombrante, PCI, che avrebbe spiegato un contesto.

Un contesto passato, certo, ma la storia è sempre contemporanea: vedo ancora in questi arredi rossi Umberto Terracini che approva la Costituzione e centinaia di rappresentanti del popolo che spostano le frontiere delle leggi in suo favore.

La storia non si ferma davanti alle fallacie della nostra memoria, ma a ben guardare questa rimozione rivela una grave nevrosi della politica contingente.

Persino i giornali sono stati di gran lunga più attenti a una data così segnante. Antonio Gramsci ebbe a dire che «la storia è maestra, ma non ha scolari».

Sarà che siamo in tempi di didattica a distanza, ma il Parlamento ha esagerato nel non essere scolaro.

 

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