Armi chimiche e propaganda anti-russa: l’intervento di Mosca all’OPCW

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Armi chimiche e propaganda anti-russa: l’intervento di Mosca all’OPCW

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La Russia accusa l’Occidente di ignorare l’uso sistematico di sostanze chimiche da parte dell’Ucraina nelle zone dell’operazione militare speciale. A lanciare l’allarme è stato Vladimir Tarabrin, rappresentante permanente russo presso l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPCW), secondo il quale i Paesi occidentali starebbero chiudendo gli occhi di fronte agli attacchi con agenti tossici nella zona dell’operazione militare russa.

Mosca afferma di aver trasmesso regolarmente all’OPCW dati e prove su questi episodi e di attendere una risposta alla richiesta di assistenza tecnica presentata nel luglio 2025 nell’ambito della Convenzione sulle armi chimiche. L’obiettivo, secondo Tarabrin, sarebbe chiarire definitivamente le accuse e dissipare i dubbi sollevati dalla comunità internazionale. Nel suo intervento il diplomatico ha inoltre denunciato quella che definisce una crescente campagna di disinformazione contro la Russia.

Secondo Mosca, diversi Paesi occidentali formulerebbero accuse “senza prove”, evocando scenari di avvelenamenti con sostanze come il Novichok o persino improbabili tossine di origine animale. In questo contesto è stato citato anche il caso dell’oppositore russo Alexei Navalny, definito da Mosca “strumentalizzato” per alimentare la pressione internazionale contro il Cremlino. Tarabrin ha inoltre accusato il cosiddetto “Occidente collettivo” di aver di fatto preso in ostaggio l’OPCW, imponendo all’organizzazione un’agenda politica che limiterebbe il dibattito su questioni cruciali come la prevenzione del ritorno delle armi chimiche.

Infine, la Russia ha condannato con fermezza gli attacchi di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, ritenendoli una violazione della sovranità dell’Iran e delle Nazioni Unite, oltre che del diritto internazionale. Secondo Mosca, tali operazioni rappresentano un grave precedente e contribuiscono ad alimentare ulteriormente l’instabilità globale.


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