Andrea Zhok - Alcune riflessioni sul "rave di Viterbo"

6144
Andrea Zhok - Alcune riflessioni sul "rave di Viterbo"

I nostri articoli saranno gratuiti per sempre. Il tuo contributo fa la differenza: preserva la libera informazione. L'ANTIDIPLOMATICO SEI ANCHE TU!

OPPURE

Premessa: poche cose sono più lontane dalle mie inclinazioni di un Rave Party. Non c'è niente, dalla "musica", alla subcultura che esprime, alla sua estetica che mi sia vagamente affine, e niente del genere mi è stato affine neanche in età più verde.

E tuttavia, le immagini che provenivano dal Rave Party sul lago di Mezzano vicino a Viterbo - e soprattutto i commenti a quelle immagini - mi hanno fatto riflettere.

Non c'è dubbio, fanno casino, si sballano, ascoltano roba usata a Guantanamo per torturare i prigionieri, si agitano in forme di trance autoindotta come monadi prive di porte e finestre, e poi "il rave è illegale", e poi "gira droga", e poi sporcano, e poi "ci scappa il morto", ecc. ecc.
Siamo d'accordo, niente di quello che si vede fa pensare con soverchio ottimismo alle generazioni future.
Però c'è un però.
Il senso di questa rappresentazione, se la contestualizziamo, forse si chiarisce.
Quello che vediamo è un'uscita di lato, sia pure momentanea, dalla nostra società, dalle sue regole, dalle sue disposizioni spesso ottuse e incomprensibili, dalla sua sorveglianza, dalla sua irregimentazione, dall'accumulo di "doveri" sempre più vuoti. 

Beninteso, niente che non si sia già visto mille volte, e soprattutto niente che faccia pensare neanche lontanamente ad un atto di contestazione cosciente, di rivolta, figuriamoci di rivoluzione.

Però oggi, guardando quelle scene, per quanto tutti i miei più sacri istinti conservatori fossero allertati e avversi, non potevo non chiedermi esattamente: cosa gli stiamo offrendo di meglio?

Nel nome di quale ideale, di quale progetto, di quale ordine sociale, di quale comunità, di quale forma di vita potremmo fargli la predica, potremmo stigmatizzarne la pochezza, la violazione, l'infrazione?

Se gli hanno creato attorno un mondo in cui si svegliano spiegandogli che lavoro non ne troveranno, e che se lo troveranno farà schifo; a mezzogiorno gli raccontano che siamo già troppi su questo pianeta e che comunque una famiglia non se la potranno permettere; dopo pranzato gli spieghiamo che nascono con un debito che non verrà mai estinto; nel pomeriggio gli ricordiamo che l'apocalisse ecologica è dietro l'angolo; e infine alla sera gli diciamo che il massimo cui si può aspirare nella vita è un incremento dei propri consumi; beh, insomma, esattamente che titolo pensiamo di avere per parlare di doveri, regole, sacrifici, ecc.?

Se invece di sbronzarsi sudaticci li avessimo allineati e coperti in ufficio con giacca e cravatta, certo non li noteremmo, non ci turberebbero. 

Ma avremmo davvero qualche ragione per angosciarci di meno?

Andrea Zhok

Andrea Zhok

Professore di Filosofia Morale all'Università di Milano

ATTENZIONE!

Abbiamo poco tempo per reagire alla dittatura degli algoritmi.
La censura imposta a l'AntiDiplomatico lede un tuo diritto fondamentale.
Rivendica una vera informazione pluralista.
Partecipa alla nostra Lunga Marcia.

oppure effettua una donazione

Il caso Pirlo smaschera l'ipocrisia del pensiero unico di Fabrizio Verde Il caso Pirlo smaschera l'ipocrisia del pensiero unico

Il caso Pirlo smaschera l'ipocrisia del pensiero unico

Luohu (Shenzhen), la finestra aperta sull’Asia-Pacifico   Una finestra aperta Luohu (Shenzhen), la finestra aperta sull’Asia-Pacifico

Luohu (Shenzhen), la finestra aperta sull’Asia-Pacifico

Milioni di chiamate spam? Colpa dello Stato che non c’è più di Francesco Santoianni Milioni di chiamate spam? Colpa dello Stato che non c’è più

Milioni di chiamate spam? Colpa dello Stato che non c’è più

Halloween e il fascismo di Francesco Erspamer  Halloween e il fascismo

Halloween e il fascismo

La guerra mondiale non è più "a pezzi" di Paolo Desogus La guerra mondiale non è più "a pezzi"

La guerra mondiale non è più "a pezzi"

Venezuela, sotto il cielo stretto nell'assedio di Geraldina Colotti Venezuela, sotto il cielo stretto nell'assedio

Venezuela, sotto il cielo stretto nell'assedio

TAV: condividere e condannare di Alessandro Mariani TAV: condividere e condannare

TAV: condividere e condannare

Se Pirlo avesse lavorato per un marchio sionista? di Giuseppe Giannini Se Pirlo avesse lavorato per un marchio sionista?

Se Pirlo avesse lavorato per un marchio sionista?

Italia e vincolo esterno di Gilberto Trombetta Italia e vincolo esterno

Italia e vincolo esterno

FRIEDMAN HA VINTO di  Leo Essen FRIEDMAN HA VINTO

FRIEDMAN HA VINTO

Zelensky e Netanyahu: la guerra come necessità vitale di Giorgio Cremaschi Zelensky e Netanyahu: la guerra come necessità vitale

Zelensky e Netanyahu: la guerra come necessità vitale

Registrati alla nostra newsletter

Iscriviti alla newsletter per ricevere tutti i nostri aggiornamenti