Alberto Negri - In Medio Oriente peggio che nella seconda guerra mondiale

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Alberto Negri - In Medio Oriente peggio che nella seconda guerra mondiale

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di Alberto Negri* - Il Sole 24 Ore


Per il Medio Oriente i conflitti contemporanei di Siria e Iraq sono ancora più devastanti della Seconda guerra mondiale quando le ferite dei bombardamenti nelle città furono assai più limitate e le battaglie in buona parte si svolsero in campo aperto. Questo ci racconta l'ultimo sfregio, la distruzione della moschea Al Nouri di Mosul. Al viaggiatore che conosce da tanti decenni questa regione oggi si stringe il cuore. E lo sguardo, che un tempo si alzava ad ammirare i monumenti di tante civiltà millenarie, adesso si abbassa sconsolato al suolo per scrutare con angoscia le macerie che riempiono le strade e le piazze di città come Aleppo, Homs e Palmira in Siria, Mosul e Ninive in Iraq.
 

Anche per chi non ha mai attraversato questi luoghi, i nomi delle città evocano celebri moschee, chiese e monasteri storici, templi millenari, statue e decorazioni mitologiche, antichi bazar, resti archeologici immensi e preziosi come quello di Palmira. Il cuore antico di queste che sono state anche delle metropoli millenarie racchiudeva ancora fino a qualche anno fa le botteghe dei commercianti e degli artigiani: con centinaia di migliaia di morti e milioni di profughi questo mondo adesso è svanito. 



In Mesopotamia, anche dagli scavi archeologici italiani di Ebla, sono affiorate civiltà poco conosciute e persino ignorate: non è un modo di dire ma tra il Tigri e l'Eufrate è nata la nostra cultura spirituale e materiale, la scrittura, il concetto stesso di città e di convivenza.
 

Sotto queste macerie non si stanno seppellendo soltanto intere nazioni e popoli ma anche la ragione stessa della loro esistenza: i monumenti sono la testimonianza concreta e visibile di una storia e di una memoria che le guerre civili stanno cancellando. Erano queste pietre con la loro presenza la motivazione intima che faceva dire a ogni abitante: «Sono di Mosul, sono di Aleppo».
 

Questa seconda guerra mondiale del Medio Oriente sta coinvolgendo in pieno anche le superpotenze, come gli Stati Uniti e la Russia, rende ancora più accesa la contrapposizione tra Iran e Arabia Saudita, tra sciiti e sunniti, divide e lacera anche lo stesso ribollente universo sunnita. L'estremismo dei jihadisti scorre come un veleno mortale nelle vene aperte di questa regione, l'occupazione di truppe straniere diventa una presenza forse necessaria ma umiliante, le società sono frammentate e divise da conflitti settari, etnici, economici e di potere. Le distruzioni materiali sono eclatanti, quelle morali forse ancora di più e tra qualche tempo sembrerà persino assurdo rintracciare colpe e responsabilità.


*Pubblichiamo su gentile concessione dell'Autore 

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