Alberto Negri - Francia, Il Giano bifronte del Mediterraneo

«L’Europa dovrà realizzare uno dei suoi compiti essenziali: lo sviluppo dell’Africa», così recitava la Dichiarazione Schuman del 1950.

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Alberto Negri - Francia, Il Giano bifronte del Mediterraneo

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di Alberto Negri* - il Sole 24 ore


A chi mai dovrebbero rivolgersi Stati Uniti e Russia in Europa se non alla Francia per una politica mediterranea? L’Italia non ha saputo prendere in mano la situazione, per mancanza di mezzi ma anche per la mentalità di governi che temono le reazioni di un’opinione pubblica diseducata alla geopolitica. Al punto da lasciare il destino della Libia in mano a Francia, Russia ed Egitto, tentando con fatica di giocare una difficile partita in Tripolitania. Non solo. La Francia vende armi al generale egiziano Abdel Fattah al-Sisi, come gli Usa e la Russia: noi per il caso Regeni abbiamo chiuso l’ambasciata del Cairo.


 

Il resto d’Europa non esiste. La Germania, vista dall’Italia come storico contrappeso alla Francia, a Sud delle Alpi conta assai poco. La Francia, dopo la Brexit, resterà l’unico Paese dell’Unione membro del Consiglio di sicurezza Onu, l’unica potenza nucleare e quella che conduce la maggior parte delle missioni militari in Africa. Con la Germania defilata, l’Italia si muove come un’ancella degli Usa mentre i francesi con gli inglesi hanno la marina europea più potente del Mediterraneo. Saint-Nazaire è l’ultimo cantiere in grado di varare una portaerei di nuova generazione: in parte si spiega così il diritto di prelazione di Parigi ai danni di Fincantieri.

La Francia “strategica” nel Mediterraneo è allo stesso tempo storia e bruciante attualità. Si comincia con la conquista di Algeri nel 1830, seguita dalla costruzione del canale di Suez e dai protettorati in Marocco e Tunisia, dove i francesi anticiparono l’Italia che poi ripiegò su Tripoli. Anche se non riuscì a mettere le mani su Libia ed Egitto, la presenza francese veniva rafforzata negli anni Venti dal mandato su Libano e Siria.

La Siria è un caso di “grandeur” francese fallita, come nel 2011 lo fu anche il bombardamento di Gheddafi. Nel 2008 Assad partecipava alla sfilata del 14 luglio sugli Champs Elysées, nel 2013 Hollande aveva fatto decollare gli aerei per colpire Damasco: venne frenato da Obama. E oggi Parigi deve inghiottire il fatto che l’autocrate siriano si sta riprendendo gran parte del Paese.



 

Dopo la seconda guerra mondiale la perdita delle colonie diventò un’ossessione. «L’Europa dovrà realizzare uno dei suoi compiti essenziali: lo sviluppo dell’Africa», così recitava la Dichiarazione Schuman del 1950. Il ministro degli Esteri francese parlò allora di “Eurafrica”, che avrebbe dovuto consistere nella creazione di un’unione economica. Come mai Schuman era così avanti? L’idea era quella di frenare la decolonizzazione di una riserva essenziale di materie prime e risorse energetiche.
 

L’europeismo francese è dall’inizio un Giano bifronte. L’incubo della perdita delle colonie si materializzò in Indocina ma soprattutto con l’Algeria, il trauma di una guerra con un milione di morti che non è stato superato. La Francia è il Paese europeo che ha subìto più attentati di matrice islamica, è quello con la maggiore popolazione araba e una schiera di foreign fighters cui oggi danno la caccia in Siria le forze speciali di Parigi insieme con quelle americane schierate a Raqqa.
 

Gli eventi nordafricani e mediorientali si sono sempre riflessi nelle banlieues dove l’influenza islamista rimane molto forte. Più l’islamismo fa proseliti sulla sponda Sud e più ci sono probabilità che si propaghi in Francia.
 

Insieme viene l’altra grande questione, quella migratoria. La Francia considera il problema più di sicurezza e ordine pubblico che umanitario.


Costretta a fare i conti con gravi problemi di integrazione, la Francia affronta la sfida a modo suo, chiudendo i porti e trovando in loco, da Haftar a Sarraj, qualcuno disposto a fare il lavoro sporco: questo significa l’apertura degli hotspot in Libia che assegnerebbero ai francesi un controllo e una selezione dei migranti senza alleggerire il peso per l’Italia come meta di destinazione. Dopo la Germania, che ha chiuso la rotta balcanica venendo a patti con Erdogan, Parigi tenta di fare lo stesso in Nordafrica e Sahel. Ma è una scommessa rischio: i ricatti dei libici possono essere persino più insidiosi di quelli di Erdogan.


*Publichiamo su gentile concessione dell'Autore

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