Ad Aleppo tornano gli scontri

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Ad Aleppo tornano gli scontri

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Nuova violenza ha insanguinato ieri la città siriana di Aleppo, riaccendendo le tensioni tra le forze del governo centrale di Damasco e le Forze Democratiche Siriane (SDF) a guida curda. Lo scontro, scoppiato nei quartieri di Ashrafieh e Sheikh Maqsoud, ha provocato vittime civili e scambi di accuse tra le parti, minando gli accordi di riconciliazione siglati nella primavera scorsa.

Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa statale SANA, citando le autorità sanitarie locali, almeno due civili sono rimasti uccisi e numerosi altri sono stati feriti durante i combattimenti. Il Ministero dell’Interno siriano ha accusato le SDF di aver commesso “un atto di tradimento”, sostenendo che i combattenti del gruppo, dopo essersi ritirati lunedì da posti di blocco gestiti congiuntamente, avrebbero poi attaccato quelle posizioni e le zone residenziali adiacenti.

Le SDF hanno respinto categoricamente la ricostruzione governativa. In una dichiarazione, il gruppo ha affermato di aver già “ceduto le proprie posizioni alle forze di sicurezza interne in conformità con l'accordo del 1° aprile” e ha addossato la responsabilità dell’incidente alle “fazioni frammentate affiliate al governo di Damasco”. Le milizie curde accusano queste fazioni di aver “assedato” i quartieri per almeno quattro mesi.

I combattimenti avvengono in un contesto politico e di sicurezza estremamente fragile. Dopo la caduta del presidente Bashar al-Assad alla fine dello scorso anno, il governo di transizione siriano in mano al terrorismo di Al Qaeda ha raggiunto ad aprile un accordo con il consiglio locale dei quartieri curdi di Aleppo, che ha posto le aree sotto l'autorità di Damasco pur garantendo una certa autonomia. Un accordo separato prevedeva l'integrazione delle strutture civili e militari curde nel governo centrale entro la fine del 2025. Tuttavia, l'implementazione di questo piano è in stallo, mentre le SDF mantengono il controllo effettivo di circa un quarto del territorio siriano.

L'incidente di Aleppo non è isolato. Negli ultimi mesi, in tutto il Paese si sono moltiplicati gli scontri tra forze affiliate a Damasco e milizie delle SDF, mettendo a dura prova il processo di stabilizzazione.

La tensione si è acuita ulteriormente poche ore dopo la visita a Damasco del ministro degli Esteri turco, Hakan Fidan. Il capo della diplomazia turca ha accusato pubblicamente le SDF di non aver rispettato gli accordi, esortandole a “smettere di essere un ostacolo al raggiungimento della stabilità, dell'unità e della prosperità della Siria”. Ankara, che considera le SDF una costola del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) – da essa classificato come organizzazione terroristica – ha condotto ripetute operazioni militari contro le milizie curde in territorio siriano negli ultimi anni.

La complessità del quadro è accentuata dal ruolo degli attori internazionali. Le SDF, infatti, hanno storicamente mantenuto stretti legami operativi con gli Stati Uniti, agendo come il principale alleato terrestre di Washington nella campagna contro lo Stato Islamico. L'ultima esplosione di violenza ad Aleppo segnala le profonde difficoltà nel conciliare le esigenze di sicurezza di Damasco, le rivendicazioni autonomiste curde, le mire regionali della Turchia e gli interessi strategici delle potenze globali, in un Paese ancora lontano da una pace duratura.

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