Starmer nella bufera Epstein, le dimissioni non bastano a fermare lo scandalo
Crollano due pilastri del suo entourage per la nomina di Mandelson, già al centro dello scandalo. Il governo cerca una via d'uscita, ma il danno alla credibilità è fatto
Il primo ministro britannico Keir Starmer prova a chiudere in fretta la porta sul grande scandalo che investe il suo governo, ma l’odore di bruciato resta. Le dimissioni di due suoi consiglieri chiave in 24 ore non cancellano una verità scomoda: il Partito Laburista, nonostante tutti i proclami di rottura, si è trovato invischiato fino al collo nell’affaire Epstein. Il tentativo del premier di liquidare la questione parlando di “politica come forza del bene” suona oggi come una battuta fuori luogo, se non ipocrita.
La sequenza delle uscite parla da sola. Prima salta Morgan McSweeney, il capo di gabinetto di Starmer, la persona che lo segue da anni. Ammette di aver consigliato personalmente al primo ministro la nomina di Peter Mandelson come ambasciatore a Washington. Mandelson, l’uomo che già nel 2009 - stando ai documenti - passava email confidenziali del governo a Jeffrey Epstein, riceveva soldi da lui, e gli prometteva di cambiare le regole sui bonus delle banche per fargli un favore.
Poi, come in un domino, tocca al direttore delle comunicazioni Tim Allan, che lascia per “far spazio a una nuova squadra”. Ma è evidente: la vecchia squadra ha preso una cantonata colossale, e Starmer non può fare finta che sia un semplice errore di valutazione. La domanda che gira nei corridoi di Westminster è semplice: Starmer cosa sapeva? E se non sapeva, come fa a governare con una cerchia che gli nasconde cose del genere?
Lo stesso Mandelson, cacciato dall’incarico a settembre, si è fatto da parte dal partito solo una settimana fa, quando ormai i nuovi documenti lo inchiodavano definitivamente. Ha scritto di “non voler causare altro imbarazzo”, ma l’imbarazzo ormai è totale e ricade su tutto l’esecutivo.
Starmer cerca di andare avanti a testa alta, ma la credibilità del suo governo, che aveva puntato tutto sull’immagine pulita e competente, è a pezzi. Gli avversari conservatori fiutano il sangue, e anche dentro il Labour molti protestano e chiedono el dimissioni di Starmer. Il caso Epstein non è un ricordo scomodo del passato: è un’ombra che arriva fino alla porta del numero 10 di Downing Street, e che dimostra come, nonostante il cambio della guardia, certi giochi di potere e certi personaggi non siano mai davvero spariti. Le dimissioni di due uomini non sono la soluzione, sono soltanto la prova che il problema era - ed è tutt’ora - più grande e profondo di quanto Starmer voglia ammettere.

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