Sorella, questa è anche la mia storia. (una riflessione su “Obsession” di Curry Barker)
di Camilla Costantini
Bear è il tipico bravo ragazzo, un po’ timido, un po’ impacciato. Un ragazzo che non faremmo fatica a definire “un cucciolone”: lo suggerisce il suo stesso nome. Bear è convinto di essere perdutamente innamorato della sua amica Nikki, una ragazza solare, piena di vita e di sogni. Una ragazza libera.
All’inizio del film, Nikki, durante una chiamata, dice a Bear di aver perso una delle sue collane preferite. Bear va in un negozio e cerca una collana da regalarle, ma la sua attenzione viene catturata da un altro oggetto: un bastoncino del desiderio da sette dollari. Decide di comprarlo.
Nikki, Bear e i loro due amici, Sarah e Ian, passano la serata in un pub. Quando Nikki dice di voler tornare a casa, Bear si propone di accompagnarla in macchina e, durante il viaggio, le dice di avere un regalo per lei. Ma questo regalo non è veramente per lei. Non è per la Nikki solare, piena di vita e di sogni. Non è sicuramente per la Nikki libera.
Quello che doveva essere un regalo romantico per Nikki si trasforma nel desiderio malato di Bear di possederla: invece che confessarle i suoi sentimenti e accettare la sua risposta, lui esprime un desiderio con il bastoncino che aveva comprato. “Desiderio che Nikki Freeman mi ami più di chiunque altro al mondo”.
Comincia così “Obsession”, film d’esordio di Curry Barker. In un’intervista per il Collider il regista, quando gli hanno chiesto quale sia stata l’idea che ha dato inizio a tutto, ha risposto che lui pensava da un po’ a una persona ossessionata. E Nikki, dopo l’incantesimo, lo diventa: va a vivere a casa di Bear, non vuole più lasciarlo, nemmeno per un secondo. Si comporta da pazza. Vuole Bear tutto per lei. Esistono solo loro due, per Nikki, il resto sparisce.
La domanda che il film ti costringe a farti, però, è: chi è il vero mostro? Nikki che si comporta così, o Bear che ha causato la sua pazzia?
Tra commenti social e dibattiti online, l’opinione pubblica sembra convergere su un punto: il desiderio di Bear viene percepito come qualcosa di puramente innocente, perché lui non poteva sapere che effetti avrebbe avuto sulla vita di Nikki. Non poteva sapere che lei sarebbe diventata completamente dipendente da lui. Ma ci sperava. Bear non sapeva che quel bastoncino potesse funzionare davvero, ma lo sperava. A lui non interessava davvero cosa provava Nikki nei suoi confronti: voleva solo stare con lei, anche se la loro relazione sarebbe stata per sempre basata solo sul suo desiderio egocentrato e, fin dal principio, mai puramente innocente.
E questo ci porta al secondo punto da analizzare, sul quale, invece, in molti si trovano d’accordo: Bear si rende presto conto degli effetti distruttivi che il suo desiderio sta avendo su Nikki, eppure non fa niente per fermarlo.
“Uccidimi” dice Nikki, che per qualche secondo riesce a tornare sé stessa. “Cosa c’è di così male nello stare con me?” le chiede Bear. E qui diventa palese che Bear preferisce avere Nikki chiusa in una gabbia, snaturata. Ma almeno gli appartiene. Almeno è sua. Preferisce avere Nikki morta, piuttosto che non averla affatto.
“Obsession” è la storia di quando non ti credono. È la storia di quando dici che stai subendo una violenza e ti rispondono che stai esagerando, lui sembra un così bravo ragazzo, non farebbe mai una cosa del genere. È la storia di come tutti iniziano a pensare che tu sia pazza. È la storia di come l’ossessionata malata di un uomo ti uccide lentamente. È la storia di un mostro, un mostro che fa molta più paura di quelli sovrannaturali, perché quelli non esistono, ma Bear esiste. È esistito nella vita di migliaia di donne. E alla fine, sorella, ti lascia lì da sola, a ripagare quelli che lui definisce semplici sbagli. Ma tu la tua vita non ce l’hai più. Tu sei morta e ancora respiri.


