SALVINYAHU

"Una posizione sbagliata, una gaffe consumata in due tweet a un centimetro dalla pantofola di Netanyahu."

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Proponiamo un commento del parlamentare (M5S) Pino Cabras alle ultime esternazioni di Salvini


In un luogo complicato come il Libano, la pace arriva dopo tanti lutti, dopo sofferenze di decenni e secoli, dopo equilibri delicati che si deve conoscere molto bene per non provocare immensi patatrac. La diplomazia esiste per questo, e fa un eccellente lavoro, così come lo fanno i soldati italiani della missione UNIFIL, che sono molto rispettati in uno dei confini più caldi e pericolosi del pianeta, dove lavorano senza improvvisazioni, da anni, per una pace ricca di consensi ma militarmente e politicamente fragile.



Matteo Salvini, che non è ministro degli esteri né della difesa, ha usato contro un partito di governo del Libano le definizioni che usano i settori più oltranzisti delle classi dirigenti israeliane (che hanno le loro convenienze che non sono le nostre). Una posizione che non è espressione della politica estera italiana e va contro i nostri interessi di sicurezza. Una posizione sbagliata, una gaffe consumata in due tweet a un centimetro dalla pantofola di Netanyahu.

C’è un errore politico ancora più singolare, in questa posizione di Salvini. Proprio lui che lancia frequenti allarmi contro l’espansione degli estremisti del terrorismo islamista e le persecuzioni dei cristiani, sbaglia del tutto bersaglio quando attacca il movimento Hezbollah. Mentre in favore dei cristiani perseguitati nel Levante i Salvini o i Cabras organizzano tuttalpiù qualche convegno, da parte di Hezbollah si è sacrificata la meglio gioventù, con tanti martiri ventenni caduti nel combattere e sconfiggere l’ISIS o altre formazioni jihadiste. Se non si è avuta una catastrofe geopolitica con la vittoria del Califfato e con decine di milioni di sradicati lo dobbiamo ad alleanze molto più complesse di quelle che stanno in due selfie raffazzonati. E per tutelare davvero di chi opera con professionalità e rischio nelle forze armate non serve la retorica a breve termine, ma la visione di uno Stato, la Repubblica italiana, che ha costruito relazioni con tante nazioni senza legarsi mani e piedi a una soltanto.

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