Radio Gaza: “Ultimatum ad Hamas e carestia pianificata”

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Radio Gaza: “Ultimatum ad Hamas e carestia pianificata”

 

Uno dei concetti autoctoni più arditi che siano emersi in questi 5 mesi di messaggi vocali riportati da Gaza è quello che dà il titolo al documentario “Gaza ha vinto” che proietteremo mercoledì prossimo 21 febbraio a Napoli alle 18.30 presso il cinema Mater Dei, Calata Fontanelle 3.

Secondo le persone a Gaza, Gaza ha vinto per davvero. Perché dal genocidio e dalla possibile evacuazione forzata dell’intera popolazione si è passati al piano Trump che si colloca come un disperato tentativo di governance sulla Striscia. 

Tra i due scenari ci sono 2 milioni di Palestinesi di differenza, che sono ancora fisicamente  vivi all’interno della Striscia.

In quali condizioni lo abbiamo visto.

D’accordo. Ma dare la riviera di Gaza ormai come realtà è un esercizio di pigrizia, intellettuale e soprattuto morale. 

Mentre stiamo registrando questa puntata il mondo attende a ore l’annuncio di Trump sulla composizione del “Board of Peace”, il Comitato di Pace per la Striscia.

Girano già diverse indiscrezioni ma i più commentano che il ritardo dell’annuncio sia dovuto all’imminente attacco americano sull’Iran.

Ad ogni modo, Nikolay Mladenov, ex inviato delle Nazioni Unite per il Medio Oriente, sarebbe stato scelto come direttore generale di questo comitato.

Gli altri nomi sono al momento sconosciuti (l’annuncio, giunto nel frattempo, comprende i seguenti nomi: L'ex primo ministro britannico Tony Blair, il segretario di Stato americano Marco Rubio, l’inviato speciale degli Stati Uniti in Medio Oriente Steve Witkoff, il genero di Trump Jared Kushner, il consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti Robert Gabriel, iIl miliardario e amministratore delegato di Apollo Global Management Marc Rowan, il presidente della Banca mondiale Ajay Banga, il politico bulgaro ed ex inviato delle Nazioni Unite in Medio Oriente Nickolay Mladenov, che rappresenterà il consiglio sul campo).

Verrà anche nominato un comitato tecnico palestinese per la gestione della parte amministrativa della Striscia. 

Hamas e il gruppo rivale Fatah, avrebbero entrambi approvato l'elenco dei membri, secondo fonti egiziane e palestinesi.

Qualche dubbio in più rimane invece a proposito della composizione della Forza Internazionale di Stabilità. Alcuni Paesi europei, tra cui l’Italia, si sono detti pronti.

Abbiamo persino una dichiarazione a riguardo dell’Alto Rappresentante dell’Unione Europea per la Politica Estera, Kaja Kallas, la quale ha dichiarato: "La situazione è estremamente grave. Hamas continua a rifiutarsi di disarmare e sta bloccando la fase successiva del piano di pace. Allo stesso tempo, Israele sta seriamente compromettendo l'accesso agli aiuti umanitari limitando le ONG internazionali”.

Una prece per il travaglio interiore vissuto dall’Alto Rappresentante dell’Unione Europea. Dover dar retta a due padroni diversi che hanno idee opposte non è facile.

Tuttavia sono i Paesi musulmani ad avere le maggiori riserve. La frase del piano di Trump che non è loro chiara è la seguente: “man mano che la forza stabilisce il controllo e la stabilità, le forze di difesa israeliane si ritireranno dalla Striscia di Gaza sulla base di standard, tappe fondamentali e tempistiche legati alla smilitarizzazione che saranno concordati tra le parti specificate”.

E’ questo “man mano” a non essere chiaro. Israele al contrario è stato a più riprese esplicito sull’argomento: si ritirerà da Gaza solo dopo il disarmo di Hamas. Quindi, non è difficile capire che non appena queste forze entreranno a Gaza si troveranno esattamente a metà strada tra Israele e la Resistenza palestinese. Per altro nessuno di questi Paesi musulmani vuole incaricarsi del disarmo di Hamas, ma ancora meno finire sotto i colpi di Israele.

“Questo è un gioco di pazienza e ragione”, ha affermato Hakan Fidan, ministro degli esteri della Turchia, unico Paese sul quale Israele ha messo il veto. 

Pazienza e ragione. Intanto Israele ha informalmente lanciato un ultimatum ad Hamas: “o disarmate entro 2 mesi o le armi veniamo a prenderle noi”.

Difficile, non essendoci riusciti dopo 2 anni di bombe indiscriminate e dopo 70mila vittime civili.

Ma, del resto, tra 2 mesi chissà come sarà il mondo.

Il testo che segue è una corrispondenza da Gaza Città tratta dalla ventesima puntata di “Radio Gaza” disponibile a questo link: 

<<Netanyahu, di fronte alla Knesset, ha dichiarato con orgoglio di voler dare un avvertimento che scadrà tra 60 giorni, poi farà riprendere la guerra. In questi 60 giorni lui vuole che Hamas consegni le proprie armi. Vuole vedere i camion carichi di armi lasciare la striscia di Gaza dirette verso le forze internazionali che poi entreranno nella striscia per monitorare il cessate il fuoco e l'accordo di Trump composto da 20 punti. 

Questa faccenda, e queste dichiarazioni avranno un enorme impatto nei mercati della striscia di Gaza a partire da domani mattina. Noi speriamo che la guerra non ritorni, però la gente comincerà ad acquistare contanti, e chi non lo possiede non sarà in grado domani di mangiare, proprio perché i prezzi riprenderanno ad alzarsi. 

I commercianti sfrutteranno la paura della gente causata dalle dichiarazioni di Netanyahu, e riprenderanno ad alzare vertiginosamente i prezzi, e da qualche giorno pare che Israele abbia lanciato un segnale ai commercianti con cui cooperano. Hanno iniziato ad alzare i prezzi di alcuni beni essenziali come lo zucchero o la farina, come ai tempi della carestia. 

Oggi siamo di fronte a un enorme problema legato al mercato e alla disponibilità di cibo. La carestia non è finita, la morte per fame non si arresta, e noi stiamo entrando in una nuova fase in questa difficile ricerca dei beni essenziali, o nell'acquisto di un pasto. 

Aspetteremo domani e ti farò vedere il livello di prezzi, quali sono i prezzi che sono aumentati, e quali prezzi sono rimasti stabili, però nella giornata di oggi, 1 kg di zucchero costa molto di più di quanto costasse prima, ossia 5 Shekel, o meglio 2 euro, oggi costa 5 euro. I prezzi di alcuni beni hanno iniziato ad alzarsi già da stasera, vedremo cosa succederà ai restanti prezzi. 

Speriamo che i prezzi non si alzeranno un’altra volta, perché siamo impossibilitati ad acquistare cibo. Dopo averti mandato gli ultimi messaggi, il mio cellulare ha squillato. Era uno dei tizi che vivono qui vicino, chiedeva del pane, anche marcio, perché da qualche giorno non riesce a trovare cibo per i suoi figli. 

I poveri qui fanno la fame, e nessuno qui si occupa di loro, solo perché i valichi sono aperti e alcune merci riescono ad entrare, e il mondo crede che la carestia sia finita. No, la carestia continua, ed è un carestia pianificata. Di fronte al mondo ci sono valichi aperti, però non entra granché. Non entrano beni essenziali, solo beni secondari, cosi aumenta la povertà e la carestia continua, e cosi i poveri rimangono in attesa di ricevere pane marcio da dare ai propri figli>>.

“Radio Gaza - cronache dalla Resistenza” è un programma a cura di Michelangelo Severgnini e Rabi Bouallegue.

La campagna “Apocalisse Gaza” arriva oggi al suo 210° giorno, avendo raccolto 140.998 euro da 1.678 donazioni e avendo già inviato a Gaza valuta pari a 140.126 euro.

Per donazioni: https://paypal.me/apocalissegaza

C/C Kairos aps IBAN: IT15H0538723300000003654391 - Causale: Apocalisse Gaza

FB: RadioGazaAD

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 Non è un libro “su Gaza”, non è l’ennesimo titolo che si aggiunge allo scaffale del dolore mediorientale. L’inferno del genocidio a Gaza è un documento che arriva in Italia con il peso preciso di una prova, non con la leggerezza di un prodotto culturale. Il fatto che a pubblicarlo sia LAD edizioni con la mia curatela non è un dettaglio editoriale, ma una scelta di campo: portare qui una voce che non si presta né alla retorica umanitaria né alla commozione di consumo, ma esige di essere ascoltata come atto di accusa, come frammento di verità che non intende integrarsi nella normalità del discorso pubblico, bensì incrinarla.

Michelangelo Severgnini

Michelangelo Severgnini

Regista indipendente, esperto di Medioriente e Nord Africa, musicista. Ha vissuto per un decennio a Istanbul. Il suo film “L'Urlo" è stato oggetto di una censura senza precedenti in Italia.

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