Radio Gaza può anche morire. Ma nel frattempo parlerà inglese

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Radio Gaza può anche morire. Ma nel frattempo parlerà inglese


di Michelangelo Severgnini

Il testo che segue è tratto dalla ventesima puntata di “Radio Gaza” disponibile a questo link: 

https://www.youtube.com/watch?v=VOJLpB93LSg

 

“Radio Gaza - cronache dalla Resistenza” è un programma a cura di Michelangelo Severgnini e Rabi Bouallegue.

 

La campagna “Apocalisse Gaza” arriva oggi al suo 210° giorno, avendo raccolto 140.998 euro da 1.678 donazioni e avendo già inviato a Gaza valuta pari a 140.126 euro.

 

Per donazioni: https://paypal.me/apocalissegaza

C/C Kairos aps IBAN: IT15H0538723300000003654391 - Causale: Apocalisse Gaza

FB: RadioGazaAD

 

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Care ascoltatrici e cari ascoltatori di Radio Gaza, prendete nota, perché in questa puntata dobbiamo comunicarvi tutta una serie di novità.

 

La prima di queste è che la puntata in corso sarà l’ultima ad essere prodotta in lingua italiana. Il nostro dispiacere è enorme, avevamo creduto che il nostro Paese fosse pronto per un’esperienza come quella di Radio Gaza, ma alla ventesima puntata, dopo 5 mesi di attività, la conclusione a cui siamo giunti è che così non sia.

 

Il carrozzone della contro-informazione in Italia ci ha del resto mandato un messaggio chiaro e tondo. Radio Gaza può anche morire.

 

Giusto per toglierci lo scrupolo e non lasciare nulla di intentato, qualche giorno fa abbiamo promosso un sondaggio privato semi-serio, inviando alcune righe ai principali canali della cosiddetta contro-informazione in Italia e ad alcuni dei suoi esponenti più rappresentativi, perlomeno quelli e coloro che in 5 mesi non avevano ancora scritto una riga, nemmeno per sbaglio, su quello che stiamo facendo.

 

Lo abbiamo fatto con toni gentili ed educati, chiedendo “un minuto di collaborazione”.

 

Nel messaggio abbiamo riportato i numeri della campagna: 140.000 euro raccolti e inviati a Gaza, 20 puntate di Radio Gaza prodotte, oltre 3 ore di video montati e tradotti girati all’interno della Striscia.

 

Abbiamo chiesto se fossero a conoscenza di questi numeri e se avessero intenzione di parlarne in futuro e, nel caso che no, quali ne fossero i motivi. Abbiamo promesso l’anonimato delle risposte.

 

Risultato. Di una trentina di messaggi privati inviati, abbiamo ricevuto 2 risposte. Quindi non chiedeteci a chi abbiamo mandato questi messaggi, perché la risposta è: praticamente a tutti.

 

Contatti per altro che fino al giugno scorso, quando questa campagna è cominciata, di solito regolarmente rispondevano e interagivano perlomeno con uno degli autori di questo programma.

 

Persino firme che scrivono, pubblicano, vanno in video su questo stesso canale dell’AntiDiplomatico, hanno pensato che una risposta, di qualsiasi genere, fosse di troppo.

 

Che giornali come Libero o La Verità non parlino di noi, lo consideriamo un vantaggio. Che non lo faccia Il Manifesto o Internazionale, ce lo aspettavamo come il sole che spunta all’aurora e comunque ora sono già occupati a difendere le sorti della rivoluzione colorata in Iran, 15 anni esatti dopo l’aggressione alla Libia.

 

Ma che ci fosse un plotone d’esecuzione compatto e schierato là dove ci dovrebbe essere al contrario una contro-informazione, è una scoperta che avremmo, da Italiani, preferito non fare.

 

Messaggio ricevuto, dunque. Radio Gaza e la campagna di raccolta fondi da domani cambiano lingua e passano all’Inglese, pur continuando a fornire, almeno attraverso il testo scritto, le traduzioni in Italiano.

 

Va da sé che la valuta per Gaza parla una sola lingua e quindi i soldi inviati alla campagna arriveranno a Gaza tali e quali, sia in Italiano che in Inglese.

 

Ma questo non è il solo motivo per cui abbiamo preso questa sofferta decisione. L’altro motivo è il desiderio di allargare il bacino di quanti conoscono e seguono il progetto e dunque dei potenziali donatori, perché crediamo che a 7 mesi dall’inizio della campagna “Apocalisse Gaza” (il 20 giugno 2025), possiamo dire che quello da noi utilizzato sia un metodo istantaneo, capillare ed efficace in grado di fare ogni giorno una piccola differenza. 

 

Ormai questo è un segreto soltanto per chi in questi mesi ci ha censurato, per chi ripropone strategie di sostegno obsolete, fallimentari già 20 anni fa, come le flottiglie, e riproposte oggi come panacea. 

 

E’ un segreto solo per coloro che hanno coltivato una tifoseria per mettercisi poi davanti e alla guida, piuttosto che scendere nei dettagli della realtà attuale nella Striscia, sempre in trasformazione, là dove ormai tutto il mondo ha capito che aiuti non entrano, ma merce a pagamento sì.

 

E quindi, se paghi, a Gaza trovi tutto.

 

E quindi più soldi si mandano con il peer-to-peer, “da pari a pari”, più persone si salvano. Semplice.

 

Ma così si arricchisce Israele che ne fa la cresta. Segnatela questa frase, la ripetiamo: così si arricchisce Israele che ne fa la cresta, come se gli altri canali poi fossero invece consegna express a domicilio, tenda a tenda.

 

Questa frase, ad ogni modo, non la dice nessuno, ma la pensano tutti i giornalisti della contro-informazione che non hanno risposto al nostro sondaggio privato semi-serio. 

 

Questa critica, però, è ridicola e strumentale.

 

Tant’è che per non doverla sostenere in un contraddittorio serio e pubblico, sono tutti spariti fischiettando.

 

Per fortuna molti nel resto del mondo hanno capito il meccanismo, lo hanno studiato e si sono organizzati di conseguenza per sfruttare ogni maglia del blocco, perché alla fine quel che conta è mantenere i Palestinesi in vita. Confrontare lo studio “Kings of famine”, “I re della carestia”, pubblicato dalla rivista egiziana Mada Masr e da noi citato più volte.

 

Ringraziamo dunque l’AntiDiplomatico che ci ha fin qui ospitati e che ci ha proposto di continuare a pubblicare su questo canale, nonostante i prossimi contenuti saranno in Inglese.

 

Così faremo perlomeno inizialmente, in attesa di consolidare il nuovo percorso.

 

I riferimenti per seguirci al momento rimangono dunque il gruppo Facebook di Radio Gaza e il gruppo Telegram “L’Urlo di Michelangelo Severgnini”, che resterà in Italiano, dove continueremo a pubblicare via via i contenuti quasi quotidiani che ci arrivano dalla Striscia.

Michelangelo Severgnini

Michelangelo Severgnini

Regista indipendente, esperto di Medioriente e Nord Africa, musicista. Ha vissuto per un decennio a Istanbul. Il suo film “L'Urlo" è stato oggetto di una censura senza precedenti in Italia.

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