Putiniani? (di Alessandro Orsini)
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di Alessandro Orsini*
Putiniani?
La cultura militare ha avuto un ruolo molto grande nella mia formazione e nella mia educazione. Infatti, l’esercito è probabilmente l’istituzione della Repubblica italiana con cui mi identifico maggiormente sul piano emotivo. Tendo ad associare alla parola “esercito” soltanto cose belle e positive. Sono emozioni che non posso controllare razionalmente, perché si sono radicate in me, nel profondo, anticamente. Abbracciare la cultura pacifista non significa automaticamente diventare nemici dell’esercito. Nel mio caso, il pacifismo è sia una cultura politica, sia una strategia geopolitica. È una strategia geopolitica giacché l’Italia, come sistema-Paese, può prosperare soltanto nella pace. Ma è anche una cultura politica, perché nessuno ha il diritto di radicare la vita degli altri nella morte, promuovendo politiche - come l’espansione della Nato in Ucraina - che aumentano la probabilità dello scoppio della guerra. Dirò di più: le persone meno guerrafondaie, più ragionevoli e sensate, quando si tratta di discorsi geopolitici, le ho sempre trovate nell’esercito italiano. Un soldato di uno dei corpi speciali più gloriosi dell’esercito italiano mi disse: “La guerra è una Me… Io ne ho viste di cose… La guerra è veramente una grande Me…”.
Quel soldato non era un pacifista, ma era giunto alle stesse conclusioni dei pacifisti.
Non credo sia una buona idea mettere gli italiani gli uni contro gli altri per nascondere gli errori e i fallimenti della classe dirigente italiana di fronte alla guerra in Ucraina.
La storia dei "putiniani" è stata inventata in Italia da un gruppo di politici corrotti proprio con questa funzione: mettere gli italiani gli uni contro gli altri. Il fine è la confusione generale per nascondere quanto sia fallita e corrotta la classe dirigente del nostro Paese.
La classe dirigente italiana, dopo aver giurato che avrebbe armato l'Ucraina fino alla sconfitta totale della Russia sul campo di battaglia (si veda il discorso di Mario Draghi a Boston del 7 giugno 2023), ora sta accucciata in uno scantinato, nel terrore di un’escalation nucleare in Europa. Dopo aver fatto soltanto pena per quattro lunghi anni esecrando la diplomazia, ora implora una trattativa con Putin. Giorgia Meloni, Mario Draghi, Enrico Letta, Paolo Gentiloni e molti altri volevano sconfiggere la Russia sul campo di battaglia senza possedere nemmeno i carri armati per abbattere i piccioni alla Stazione Termini.
Rendiamoci conto.
Aprite gli occhi, altro che putinismo.
*Commento Facebook del 15 settembre 2026


