Passaggio di verità nel discorso di Mattarella

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Passaggio di verità nel discorso di Mattarella

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di Carlo Freccero e Daniela Strumia
 

Mattarella rischia di restare incastrato nel passaggio da un regime di verità ad un altro regime di verità. Mi spiego.

Fino a ieri c'era un pensiero unico che rappresentava la verità ufficiale. I mercati erano visti come "un evento naturale" a cui piegarsi sempre e comunque per evitare danni peggiori. Un terremoto o uno tsunami a cui è impossibile opporsi perché "reale ed involontario". Compito del governo e, prima ancora del Presidente, era assecondare i mercati, in modo da evitarne le rappresaglie. Questo comunque ed indipendentemente dalle convinzioni politiche dei gruppi al governo. Destra e sinistra non presentavano differenze nella valutazione dei mercati come unica forma di verità possibile. Così un "governo tecnico" poteva essere rappresentato come "neutro" né di destra né di sinistra, ma con l'unico obiettivo di tenere a bada i mercati. L'elezione, con l'affermazione di due forze politiche antitetiche, ma entrambi anti-mercato, hanno introdotto finalmente un'alternativa alle leggi del mercato. Il pensiero unico non è più unico, rivela anch'esso la sua natura politica di alternativa possibile e non di verità assoluta.

Qui si colloca il discorso di Mattarella. Sono convinto che se si fosse limitato a bocciare Savona senza aggiungere spiegazioni, a nessuno sarebbe venuta l'idea dell'impeachment. Come giustificazione Mattarella ha dato l'obbedienza ai mercati, pensando così di trincerarsi dentro una verità, dietro una logica condivisa da tutti. Ma parlava ad una maggioranza antisistema. Alle loro orecchie le sue affermazioni, come sono in sostanza, apparivano per la prima volta una scelta politica e l'arbitro non può schierarsi politicamente.

La stessa compromissione colpisce oggi il governo Cottarelli. In un contesto di maggioranza antisistema, la sua ortodossia ai mercati suona come schiaffo alla volontà popolare. Mattarella boccia Savona per affidare le redini dello Stato ad un membro del Fondo Monetario Internazionale.  E’ una negazione dell'essenza del voto.

Questa possibile contrapposizione di vedute segna la fine del pensiero unico.
 

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