Palestina, resistenza e repressione: come lo Stato italiano criminalizza la solidarietà
di Agata Iacono
Feriti dalla successione drammatica delle notizie e delle manipolazioni mediatiche che vedono Usa e Israele distruggere definitivamente quello che un tempo si chiamava diritto internazionale, dal rapimento di Maduro al tentativo di Maidan in Iran, dalle minacce alla Groenlandia alla ratifica del "piano di pace" di Trump per distruggere definitivamente il popolo palestinese, ci sfugge spesso quello che sta succedendo a casa nostra.
Sia chiaro: quello che succede è strettamente connesso al quadro geopolitico e all'asservimento totale dell'Italia ad Israele e agli USA (con qualche goffo tentativo di salvare la sudditanza anche al cadavere dell'Europa+UK).
Abbiamo assistito all'arresto, alla diffamazione, alla stigmatizzazione delle manifestazioni che chiedevano al governo italiano di non essere complice del genocidio.
Cariche di polizia, idranti, fermi e arresti degli attivisti hanno registrato un crescendo da stato di polizia, appena il movimento per la Palestina ha subito, oggettivamente, una fase di arresto.
Le distorsioni della narrazione hanno aggredito e diffamato Francesca Albanese come la giornalista-attivista Angela Lano e la deputata del movimento 5 stelle Stefania Ascari (tutte donne, chissà perché non siano mai state difese dal movimento Donne Vita e Libertà....).
Quindi hanno attaccato direttamente i palestinesi in Italia, arrestando addirittura l'imam di Torino, Mohamed Shahi, colpevole di non aver condannato la resistenza, nonché il presidente dell'Associazione Palestinesi d'Italia, l'architetto Mohammad Hannoun, accusato di aver "finanziato", attraverso l'associazione benefica per mandare aiuti in Palestina, anche il terrorismo...
Ma ci sono altri palestinesi nelle carceri italiane, tutti accusati per conto e ordine di Israele, senza aver mai commesso reati in Italia.
È di oggi la scandalosa sentenza che condanna Anan Yaeesh a 5 anni e 6 mesi.
Il processo farsa, istruito dalle autorità italiane per esaudire la richiesta di Israele di colpire Anan, che ha osato difendere il suo popolo e la sua famiglia dalla violenza dei coloni sionisti in Cisgiordania (violenza assassina documentata anche da No Other Land, premio oscar del 2025).
Nelle ultime udienze abbiamo assistito alla presenza di funzionari dello Stato sionista in sostegno dell’accusa: ovvero, i tribunali italiani hanno chiamato responsabili di un genocidio a testimoniare contro chi lotta contro questo stesso genocidio, condannato dal tribunale internazionale e dall'ONU.
Durante gli anni di carcerazione, provenienti da tutta Italia, davanti al tribunale de L'Aquila sono stati sempre presenti presidi di solidarietà.
Anan Yaeesh è stato infatti trasferito dal carcere di Terni a quello di Melfi, per isolarlo, ha anche effettuato uno sciopero della fame.
Le sue condizioni fisiche risentono delle schegge che il ragazzo ha ancora in corpo, essendosi salvato miracolosamente dai tentativi di omicidio israeliani.
In una videoconferenza dal carcere di alta sicurezza di Melfi, ha recentemente detto:
“É successo in passato, e mi sono trovato di fronte a testimoni israeliani, ma era in un tribunale militare israeliano, di fronte alla giustizia militare all’interno di Israele. Ma non mi aspettavo, ne attendevo, di dovermi trovare ancora una volta ad ascoltare la testimonianza dell’esercito israeliano che occupa la nostra terra e che pratica la pulizia etnica contro il nostro popolo palestinese, e che il loro Primo Ministro, condannato dalla Corte Internazionale come criminale di guerra, fosse un testimone contro di me in un tribunale italiano.
Non so più se mi trovo in un tribunale Israeliano e se vengo processato in base alla legge militare israeliana, e se il pubblico ministero sia israeliano o lavori per conto di Israele. Sarà forse un processo militare israeliano, Israele ha davvero così tanta influenza in Italia?”
La requisitoria della pubblico ministero, che non è mai riuscita a dimostrare nulla delle accuse, aveva richiesto pesanti condanne, 12 anni per Anan, 9 per Alì, 7 per Mansour (gli ultimi due erano già a piede libero, il vero obiettivo era colpire Anan).
Il processo farsa dell’Aquila, è la dimostrazione dell’asservimento dell'Italia ad Israele e della complicità del governo italiano con il genocidio in corso.
Alla pronuncia della condanna in aula si è levato un grido unanime di protesta.
Quindi, davanti alla sede del tribunale, il legale Flavio Rossi Albertini ha ringraziato gli attivisti per la loro costante vicinanza, annunciando l'appello.
E non finisce qui.
È di ieri una circolare alle regioni e quindi alle scuole del Ministro Valditara che impone la schedatura dei bambini palestinesi che frequentano la scuola italiana.
Siamo tornati alle leggi razziali fasciste antisemite del 1938?
E nel frattempo il ministro Piantedosi, attraverso il decreto sicurezza, impedisce di fatto le espressioni di dissenso e solidarietà, addirittura imponendo controlli, perquisizioni, schedature e zone rosse.
In sintesi il concetto è: "Se aiuti il popolo palestinese aiuti Hamas e quindi sei un terrorista".
Fino a quando i palestinesi non accetteranno di essere percepiti quali vittime di una catastrofe naturale, senza alcun colpevole, e oseranno resistere, saranno tutti considerati terroristi, anche quelli nati ieri e morti di freddo.
Ne avevo parlato qui:
Il caso di Anan Yaeesh, "colpevole di Palestina"
Non è l'Iran, non è il Venezuela.
È il regime Italia.

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