Ministro interni belga: "3000-5000 reclute dell'Isis potrebbero tornare in Europa"

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Ministro interni belga: "3000-5000 reclute dell'Isis potrebbero tornare in Europa"

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L'intelligence europea si sta preparando per il rientro di 3.000-5.000 “reclute” dell'Isis che negli anni scorsi avevano lasciato l'Europea per arruolarsi con lo Stato Islamico. Lo denuncia il ministro degli interni belga Jan Jambon commentando la “ritirata” dell'organizzazione terroristica in Iraq e la Siria. 

“Daesh è sotto pressione con gli attacchi a Mosul e Raqqa. In entrambe le città, i combattenti belgi restano lì per aiutare nella difesa dello Stato islamico. L'altra ipotesi è che lo Stato Islamico rispedisca questi combattenti da dove vengono. E non solo i 200 belgi in loco, ma i 3 000-5 000 europei", ha detto alla stazione televisiva pubblica belga RTBF.

Il ministro degli interni belga ha poi aggiunto: "Tutti i servizi di intelligence stanno cercando di seguire questa pista, e scambiare informazioni. Se questa ondata dovesse arrivare, dobbiamo essere pronti".

Jan Jambon ha dichiarato che delle 117 persone partite dal Belgio per la jihad, la metà sono in carcere, e altri sotto sorveglianza. "Ci sono anche poche decine di persone che hanno cercato di entrare in Siria, ma sono anche loro sotto sorveglianza", ha concluso.

Gli attacchi del 13 novembre 2015 a Parigi, e quelle di Bruxelles del 22 marzo 2016, sono stati entrambi progettati dal Belgio. Secondo le Nazioni Unite, il Belgio, in proporzione alla sua popolazione, ospita il maggior numero di reclute Daesh tra i paesi europei. In totale, più di 30 000 persone hanno lasciato il continente europeo per aderire all'organizzazione Daesh e altri gruppi terroristici in Medio Oriente nel corso degli ultimi cinque anni. 

Le dichiarazioni di oggi di Jambon rendono ancora più gravi e inquietanti quelle rilasciate a Bel-RTL del 26 aprile 2013 da parte del suo collega di governo e ministro degli esteri, Didier Reynders, che definiva così coloro che decidevano di partire dal Belgio per arruolarsi alla jihad in Siria: "Forse gli faremo un monumento come eroi di una rivoluzione".  

La Redazione

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