L'Unione bancaria vicina ma non troppo

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L'Unione bancaria vicina ma non troppo

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L'eurozona vicina ad un accordo per l'Unione bancaria, anche se rimangono alcune questioni chiave ancora irrisolte.
 
I ministri delle finanze della zona euro hanno raggiunto un compromesso politico sulla struttura generale per il meccanismo di risoluzione bancaria in cantiere da mesi. La fisionomia della nuova organizzazione che si creerà è basata sull'accordo raggiunto in Germania nei scorsi giorni durante le trattative per la costruzione di una Grande Coalizione tra il Cdu di Angela Merkel e lo SPD: un board di risoluzione costituito da autorità nazionali prenderà decisioni su come risolvere o far fallire le banche in difficoltà, mentre la Commissione europea avrà il compito di approvazione ultima. Il bilanciamento dei poteri tra le due componenti, vale a dire chi avrà il voto decisivo in caso di disaccordo tra le due componenti, non è ancora stato deciso in modo chiaro.
 
Il compromesso prevede la costruzione di un fondo centralizzato da 55 miliardi nei prossimi dieci anni. Tuttavia, ogni uso centralizzato dei fondi europei richiederà un voto dei due terzi con accordi preventivo da parte della Bce – questo significa che Germania, Olanda e Finlandia avranno un voto di minoranza per bloccare ogni possibile intervento. La base legale di questo fondo rimane ancora altamente incerta: si potrebbe, secondo molti esperti, utilizzare un trattato intergovernativo, nonostante alcuni membri rimangano contrari a quest'opzione. 
 
Le regole sul salvataggio delle banche sarà inserita nella Direttiva Bank Recovery and Resolution, entreranno in vigore nel 2016 piuttosto che nel 2018. Rimane poco chiaro ancora quello che accadrà nel caso di una crisi precedente a quella data – i fondi europei giocheranno un ruolo ma il loro uso rimarrà comunque sotto il controllo nazionale. L'incontro della prossima settimana dovrà risolvere questi passaggi chiave prima dell'incontro dei leader europei del 19 dicembre che dovrebbe formalizzare la decisione.

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