L’indebolimento dell’Europa sociale (e delle sinistre)

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L’indebolimento dell’Europa sociale (e delle sinistre)

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Fra alcune settimane si terranno le elezioni del Parlamento Europeo. La principale caratteristica di queste elezioni sarà l’elevato astensionismo, che trova la sua ragion d’essere nel fatto che molte delle politiche adottate dal governo non avevano mandato popolare, dal momento che nessuna era presente nel programma elettorale dei partiti al governo. Altro dato incontrovertibile è la scarsa popolarità del progetto europeo: le politiche pubbliche nazionali necessarie a portarlo avanti stanno danneggiando le classi popolari, provocando un peggioramento del benessere e della qualità della vita.
 
Dal canto loro i partiti di sinistra, soprattutto quelli di tradizione social-democratica, hanno abbandonato gli storici motivi di critica al capitalismo, accettando le teorie dominanti e rendendosi complici della costruzione di una Unione Europea di siffatte sembianze. In primo luogo resta centrale in questa epoca il conflitto capitale-lavoro: assistiamo, infatti, ad un periodo storico caratterizzato dal dominio assoluto del capitale (egemonizzato dal potere finanziario) all’interno del processo europeo; a decapito, questo, del mondo del lavoro. Riforma del mercato del lavoro (a discapito dei salari) e smantellamento dello stato del benessere sono fra le cause dell’aumento del peso della rendita del capitale come percentuale del PIL a discapito delle rendite del lavoro (dal 1999 al 2006 i profitti delle imprese sono aumentati del 33,2% in UE, il costo del lavoro solo del 18,2%).
 
Altro obiettivo delle politiche pubbliche è lo smantellamento dello stato del benessere, tramite privatizzazione e commercializzazione delle pensioni e dei servizi pubblici (sanità, educazione…).
Per non parlare della privatizzazione del debito pubblico, facilitato dall’esistenza del sistema dell’euro: la maggioranza del debito pubblico, infatti, è ormai proprietà delle banche: a perderci è stato l’erario pubblico, in quanto il pagamento degli interessi sul debito rappresenta la terza voce di spesa dello stato spagnolo.

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