L’Europa alla prova della Guerra in Siria

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L’Europa alla prova della Guerra in Siria

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La Russia ha avviato esercitazioni militari navali nelle acque siriane in risposta alle minacce degli Stati Uniti di intervenire militarmente per colpire Damasco. Donald Trump ha minacciato su Twitter la Russia e Assad, il Segretario di  Stato Mike Pompeo ha dichiarato che è finito il tempo della politica soft verso la Russia. Anche il Regno Unito valuta tempi e modi di un intervento, così come altri Paesi europei. Per quanto riguarda l’Italia, Washington sta sondando la possibilità che Roma conceda l'utilizzo delle basi aeree di Aviano e Sigonella. Per il sì, servirebbe un'autorizzazione del governo ma trattandosi di un esecutivo dimissionario la parola spetterà al Parlamento. Un voto parlamentare che per ovvi motivi metterebbe Lega e M5S sotto i riflettori e forse in contrapposizione. Benjamin Netanyahu si è rivolto all'Iran chiedendo a Teheran di non mettere alla prova Israele ,quella israeliana è una partita che va discussa a parte, per adesso è importante ricordare che Tel Aviv impedirà in qualsiasi modo l’insediamento stabile dell’Iran in Siria, a qualsiasi costo.  
 
Tornando all’attacco, Trump ha tre opzioni: 

  1. attacchi mirati e limitati, come quello condotto lo scorso anno sulla base di Shayrat in risposta al sempre presunto attacco chimico a Khan Sheikhoun. Un attacco di questo tipo andrebbe bene a tutti perché permetterebbe a Trump di esibire forza e alla Russia di esibire lealtà abbattendo alcuni dei missili lanciati dagli USA. Nessun americano e nessun russo si farebbe male, e la guerra in Siria potrebbe continuare nella forma attuale. 
  2. lancio di un attacco che rappresenti una minaccia esistenziale per il governo di Damasco, e che sia in grado di sormontare la risposta russa e iraniana. In termini pratici, si tratterebbe di lanciare un intervento su ampia scala, che però comporterebbe il rischio di un collasso dello stato siriano, e quindi la Siria che diventa come l’Iraq e il rischio di un confronto militare diretto con la Russia che scatenerebbe l’escalation di cui tutti hanno paura. 
  3. non fare niente, lasciare che la tensione si raffreddi e continuare a portare avanti la solita strategia degli di sostegno a ribelli e altri gruppi fino alla prossima occasione o al negoziato finale. Difficile però che non venga fatto niente dopo le dure risposte russe e iraniane alle dure minacce americane. 
 
All’atto pratico, dunque, gli Stati Uniti dovrebbero cercare un difficile equilibrio formulando una risposta che sia di entità maggiore rispetto a quella dello scorso anno ma non di scala così elevata da rischiare di trascinare le parti in un conflitto aperto. Per concludere faccio notare che la retorica mediatica intorno alla Siria, sia da una parte che dall’altra, è simile a quella usata all’epoca dell’Iraq e della Libia, però c’è una differenza sostanziale: in Iraq e in Libia prima della guerra non c’era la guerra, in Siria invece una guerra c’è già, con il coinvolgimento di milizie di ogni tipo, potenze regionali e potenze intercontinentali. Una storia completamente diversa. Mappa della guerra in Siria. 
 
 
Federico Bosco
 
 

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