Le spese militari, la "nota aggiuntiva" alla Legge di bilancio

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Le spese militari, la "nota aggiuntiva" alla Legge di bilancio

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di Federico Giusti

Le spese militari? A legge di Bilancio non ancora approvata sappiamo già che cresceranno esponenzialmente, basta invocare nuovi pericoli nazionali ed internazionale per accrescere i capitoli di spesa a fini di guerra.

Perchè, a scanso di equivoci, è bene sapere che nuovi sistemi di arma frutto di anni di ricerca e di complicate produzioni dovranno essere testate in un campo di battaglia. Non si costruiscono cannoni a fin di pace, tutte le storielle sulla deterrenza armata non hanno mai retto al cospetto della storia, le guerre spaziali negli Usa, tra gli anni ottanta e inizio novanta avevano l'obiettivo di mandare in crisi il blocco sovietico (incapace di reggere la competizione) ma anche di spianare la strada a processi di innovazione tecnologica duale (civile e militare)

Mentre il Parlamento italiano è ancora impegnato nella approvazione della Legge di Bilancio, leggendo i documenti aggiuntivi redatti dal Mef si inizia a comprendere come ogni uscita del Ministro Crosetto non sia occasionale ma ben studiata

Nel momento in cui si parlava di minacce interne e guerre ibride, la conferenza stampa in Parlamento sulla riforma dell'esercito annunciata per inizio 2026 mentre in Germania le piazze si riempivano contro la leva obbligatoria, puntualmente il ministro Crosetto interveniva con alcune puntualizzazioni che poi abbiamo ritrovato nei programmi di Governo.

Il peso di questo ministro nell'Esecutivo Meloni è senza dubbio tra i più rilevanti.

Le prossime settimana saranno dedicate intanto alla riorganizzazione della Difesa, quali saranno le linee guida le apprendiamo dalla nota integrativa al disegno delle Legge di Bilancio

 -   eliminare le duplicazioni e velocizzare il processo decisionale;
 -   attestare e razionalizzare le funzioni critiche, di policy e indirizzo, all’Autorità Politica;
 -  rivedere e modernizzare la formazione del personale, definendo le competenze necessarie e creando i percorsi per acquisirle; 
 -  rivedere e rendere più dinamica la gestione della comunicazione; - dare impulso alla ricerca e sviluppo, razionalizzando le capacità interne e coinvolgendo gli attori esterni, pubblici e privati; 
 -  rivedere il corpo normativo e proporre modifiche per snellire e velocizzare le procedure.

DLBNOT1C_120.pdf

Gli argomenti trattati sono sempre gli stessi, a pensarci bene non rappresentano una novità, si parla da tempo di evitare doppioni anche nella produzione dei sistemi di arma ma tra il dire e il fare c'è sempre grande differenza come dimostra il riarmo europeo delle ultime settimane, l'acquisto da parte tedesca di sistemi missilistici dagli Usa (anche da Israele?) quando avrebbe potuto attingere da produzioni europee.

Non basta la sinergia tra aziende per dotarsi di una politica militar industriale competitiva con Usa e Israele, molto dipende dai tempi del riarmo, dalle spinte costruite ad arte da parte degli Usa per favorire corposi e veloci acquisti di armi bruciando sul tempo il complesso Ue. E se guardiamo alla alleanza tra due colossi del settore militare europeo, una azienda tedesca e una italiana si capisce che entrambe guardano con crescente interesse alla produzione negli Usa in sinergia con marchi locali, al contrario di quanto invece vorrebbe la Francia di Macron.

E, a nostro modesto avviso, per ragioni differenti tra loro,  tanto la Germania quanto l'Italia potrebbero essere i paesi che maggiormente spingono in una certa direzione auspicata, guarda caso, dagli Usa.

E nel frattempo Crosetto spiega quali saranno gli indirizzi della riforma del sistema militare che sarà ancora costruito su base volontaria.

Urge tuttavia ridurre l’età media del personale, al progressivo “invecchiamento” dei Graduati si risponde con una corsia preferenziale agli ex militari nella Pubblica amministrazione, regole previdenziali differenti dai civili e senza dubbio più favorevoli, un welfare potenziato, la formazione per destinare militari avanti negli anni ad altre mansioni, da qui la necessità di sviluppare e padroneggiare le nuove tecnologie (in primis dominio dello spazio e cyber).

Ma quello che temiamo è ben altro ossia l'acquisire da parte del settore militare una peso sempre maggiore nello Stato e nella comunità secondo quei dettami da economia di guerra già sperimentati nel da altri paesi. Serviranno poi percorsi celeri per far passare i militari inidonei ai servizi civili favorendo l'immediata assunzione in ruolo di nuove e più giovani figure professionali in campo bellico, sarà necessario intervenire nella legislazione vigente e favorire la capacità reclutativa fino alla istituzione di una “Forza di Riserva” (sul modello israeliano e in parte tedesco), aggiuntiva alle Forze regolari.

Aspettiamoci allora una vera e propria riforma del sistema pensionistico per i militari, una sorta di "previdenza dedicata" che sarà senza dubbio vantaggiosa rispetto alle norme adottate in ambito civile.

Ove si parla di valorizzare le competenze altamente qualificate possiamo anche attenderci aumenti stipendiali assai maggiori di quelli accordati ai lavoratori pubblici.

Uno spazio ad hoc meriterebbe l’introduzione di misure di mitigazione economica, rispetto all’aumento generalizzato del costo della
vita, a favore del personale militare che, con le relative famiglie, è tenuto a trasferirsi per esigenze di servizio in ambito nazionale ed estero. Se un insegnante o un infermiere va  a lavorare lontano da casa deve sostenere innumerevoli spese, al contrario il militare avrà una sorta di welfare a sua disposizione, case magari a disposizione e interventi atti ad agevolare il suo trasferimento. Questa è la economia di guerra ossia un sistema pubblico piegato alla guerra e ai suoi voleri.

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