Le mani di Soros sul mercato del gas ucraino

Nel prossimo gelido inverno Kiev avrà bisogno di ulteriori 4 miliardi di metri cubi di gas.

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Le mani di Soros sul mercato del gas ucraino

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di Eugenio Cipolla

 
Le cattive notizie per gli ucraini sono due e nelle ultime 24 ore ci hanno pensato il premier, Arsenij Yatsenyuk, e il ministro dell’energia, Volodymyr Demchyshyn, a comunicarle alla popolazione. L’inverno che sta per arrivare in Ucraina, secondo le ultime previsioni, sarà molto gelido  e il Consiglio dei ministri sta pianificando la stagione del riscaldamento 2015-2016 tenendo conto di uno scenario estremamente pessimista. A rivelarlo è stato il capo del governo di Kiev, durante un intervento in Verkhovna Rada. «E’ difficile oggi stimare il consumo di cui ha bisogno la popolazione. Noi prevediamo un inverno con una temperatura media di meno venti gradi e la nostra responsabilità di esecutivo è quella di garantire il riscaldamento alla gente. Se ci sarà quella temperatura, il gas necessario da tenere nei depositi è di 19 miliardi di metri cubi. E noi non abbiamo diritto di lasciare il paese al freddo».
 
Attualmente le riserve di gas naturale presenti negli impianti di stoccaggio ucraini ammontano a circa 15 miliardi di metri cubi. Ciò vuol dire che Kiev, per raggiungere il proprio obiettivo, avrà bisogno di ulteriori 4 miliardi di metri cubi di gas. Il problema, però, è che le casse statali, già duramente provate dalla guerra in Donbass, che porta via all’Ucraina tra i 5 e i 7 milioni di dollari al giorno, sono come sempre vuote. Così Kiev spera nell’ennesimo aiuto dell’occidente. Due giorni fa, sempre durante una sessione del Parlamento di Kiev, Demchysyn ha detto di aspettarsi dall’Unione europea un prestito per l’acquisto di due milioni di metri cubi di gas.
 
Prestito che molto probabilmente alla fine arriverà, anche se tutto dipende da come andranno i negoziati trilateri che vedono impegnati Ue, Russia e Ucraina, con la prima che prova a mediare tra le due parti, sempre più distanti diplomaticamente quanto commercialmente. Secondo quanto riferito riportato dal quotidiano tedesco “Handelsblatt”, che cita funzionari del colosso energetico russo Gazprom, un accordo sarebbe molto vicino su una cifra che dovrebbe attestarsi intorno ai 270 dollari per metro cubo (l’Ucraina vorrebbe scendere a 230, prezzo che considera più congruo e ai livelli di mercato). L’epilogo è abbastanza immaginabile.
 
Intanto Kiev prova a raggranellare quanto possibile nel tentativo di crearsi nuovamente un’indipendenza economica. Oggi da Yastenyuk è arrivata una richiesta di risarcimento nei confronti di Gazprom per una cifra pari a 16 miliardi di dollari, soldi che, secondo il capo del governo ucraino, sono stati pagati alla società russa in cambio di gas mai arrivato. La battaglia è ancora lunga ed è difficile prevedere chi la spunterà.
 
Chi in questa guerra politico-commerciale se ne sta alla finestra è George Soros. Il finanziere, che attraverso la sua fondazione in Ucraina ha avuto un ruolo di primo piano nelle proteste di Maidan, è intervenuto a favore di Kiev con un lungo articolo sul “New York Review”, svelando i suoi veri piani per il futuro: mettere le mani sul mercato del gas ucraino. «L’Unione europea – ha scritto – deve dare all’Ucraina un sostegno finanziario efficace per sostenere e rafforzare il bilancio dello Stato, stimolando il settore privato». Per Soros «con queste riforme economiche e politiche radicali l’Ucraina si trasformerà in un luogo attraente per gli investimenti Il nucleo delle riforme economiche è la ristrutturazione del monopolio del gas Naftogaz, l’abbassamento dei prezzi a livelli di mercato reali e il mantenimento di sussidi per l’acquisto ai consumatori». Sono in molti a pensare che in realtà queste parole svelino il vero piano dell’investitore americano, ossia quello di entrare in un business, quello del gas ucraino, che tra vendita e transito di gas russo verso l’Europa vale miliardi di dollari. Lo scorso marzo Soros aveva dichiarato di essere pronto a investire un miliardo di dollari in Ucraina, se i paese occidentali avessero contribuito a sostenere gli investimenti privati nel paese con un pacchetto di aiuti di almeno cinquanta miliardi. Ed è molto ingenuo pensare che uno speculatore di professione come lui possa mettere sul piatto una cifra del genere per pura filantropia.

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