Le conseguenze sociali ed ambientali del Tafta, negoziato commerciale Usa-Ue

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Le conseguenze sociali ed ambientali del Tafta, negoziato commerciale Usa-Ue

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Corporate Europe Observatory pubblica un dettagliato raporto sulle conseguenze economiche, sociali e ambientali dell'accordo transatlantico per il commercio e l’investimento (TTIP), noto anche come TAFTA (Accordo transatlantico per il libero commercio), che il 13 febbraio scorso il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ed i leader dell’Unione Europea si sono impegnati a creare. Entrambe le parti mirano a concludere le trattative entro la fine del 2014. 
 
Come con altri accordi commerciali, si legge nella premessa al rapporto che si consiglia di leggere nella sua interezza, il TTIP viene esaltato per i presunti benefici alle popolazioni,  come i prezzi più bassi grazie ad una maggiore competizione tra le aziende, la creazione di nuovi posti di lavoro. In realtà, si va ben oltre il classico approccio che consiste nella sola rimozione dei dazi e nell’apertura dei mercati ed i negoziati si stanno concentrando sulla rimozione delle regolamentazioni sociali e ambientali che proteggono consumatori, lavoratori e l’ambiente, d’intralcio ai profitti delle grandi imprese. 
 
“L’armonizzazione normativa” e il “reciproco riconoscimento” degli standard, prosegue Corporate Europe Observatory, sono in realtà un grave passo indietro delle norme sociali e ambientali in favore dell’interesse delle grandi imprese di poter muovere liberamente capitali, merci e lavoro in giro per il mondo. E' noto come le aziende statunitensi mirino ad abbassare gli standard sul lavoro europei ed eliminare il “principio di precauzione” – su cui è basato tra l'altro il Regolamento REACH sulle sostanze chimiche e le sue severe norme sulla sicurezza alimentare e sulle etichette degli alimenti.
 
Per più di due decenni, le grandi aziende europee e statunitensi hanno fatto pressioni per una zona di libero scambio transatlantico attraverso organizzazioni come il Trans-Atlantic Business Dialogue (TABD), ora ridenominato Trans-Atlantic Business Council (TBC). In una nota interna che è trapelata, conclude la premessa del rapporto, la Commissione Europea ha già dichiarato che intende agire nell’interesse dell’industria, concentrandosi particolarmente sui “settori che hanno espresso prese di posizione comuni (automobilistico, chimico, farmaceutico, della salute ed informatico)” – perché “possiamo contare sulla pressione congiunta dell’industria”. Finora, la Commissione ha tenuto più di 100 riunioni riservate con le lobby industriali, a porte chiuse, lasciando la società civile largamente all'oscuro dei fatti.
 
Per la traduzione di una buona parte del rapporto si rimanda e si ringrazia: http://vocidallestero.blogspot.it/2013/10/il-nuovo-ardito-accordo-transatlantico.html

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