Lavrov: i paesi europei si stanno preparando alla guerra contro la Russia

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Lavrov: i paesi europei si stanno preparando alla guerra contro la Russia


di Fabrizio Poggi per l'AntiDiplomatico

 

La conferenza stampa con cui il Ministro degli esteri Serghej Lavrov ha tirato le somme della politica russa nel 2025 ha pressoché surclassato per interesse il cosiddetto forum economico di Davos, tanto che anche i giornalacci di regime si sono visti costretti a darne conto. Lo hanno fatto, ovviamente, da par loro; ma di questo più avanti.

Il tema principale della carrellata esposta da Lavrov è stata la contrapposizione tra UE e Russia: alcuni paesi europei, ha detto il ministro, si stanno preparando alla guerra contro la Russia: «Se si leggono le dichiarazioni di politici europei come Kallas, von der Leyen, Merz, Starmer, Macron, Rutte, risulta che vi si stanno seriamente preparando e non lo nascondono». In tale contesto, Lavrov ha ribadito la necessità di smilitarizzare e denazificare l'Ucraina: «La nostra posizione è quella di eliminare le cause profonde di questa crisi, che l'Occidente ha deliberatamente creato nel corso di molti anni per trasformare l'Ucraina in una minaccia per la sicurezza del nostro Paese, stabilendo una piazzaforte proprio ai nostri confini. Questo vale anche per l'incoraggiamento del regime apertamente nazista salito al potere in seguito al colpo di Stato del 2014. Un regime che ha tracciato la strada per l'annientamento giuridico e fisico di tutto ciò che è russo: istruzione, lingua, media» e ora l'Europa sta minando gli accordi sull'Ucraina. La Russia, ha detto Lavrov, si è sempre impegnata, a partire dal 2014 e soprattutto nel 2022, per raggiungere accordi politici; ma «ogni volta, i nostri vicini occidentali, principalmente europei, hanno fatto di tutto per minarli e stanno agendo allo stesso modo nei confronti delle iniziative proposte dall'amministrazione Trump, cercando in ogni modo di dissuaderla dal raggiungere un accordo con la Russia». Inoltre, le garanzie di sicurezza di cui parla l'Europa sono destinate esclusivamente all'attuale regime di Kiev: «Nessuno parla di come dovrebbe essere organizzata la vita nel territorio che rimane sotto il controllo ucraino: non una parola sul ripristino dei diritti dei russi, sulla revoca del divieto della lingua russa in tutti gli ambiti della vita... Non c'è assolutamente nulla» e, in realtà, di tutti i paesi occidentali, solo gli Stati Uniti sono disposti a «impegnarsi per affrontare le cause profonde della crisi ucraina e non solo hanno espresso comprensione per gli interessi della Russia, ma hanno anche proposto soluzioni che tengano conto delle cause profonde dell'attuale crisi».

Lavrov, nota Viktorija Nikiforova su RIA Novosti, ha tracciato un chiaro parallelo tra l'attuale attivismo europeo e il ruolo ripugnante che hanno svolto negli accordi di Minsk. Hanno rassicurato, garantito, giurato sulle loro madri, ma in realtà hanno fatto ricorso a un inganno deliberato e flagrante per accattonare qualche anno di tempo a pro dell'Ucraina, per prepararsi alla guerra. E poi hanno ammesso loro stessi di aver mentito. Ora non sarà loro permesso di portare avanti simili piani: «non possiamo più permetterci il lusso di riarmare ancora una volta il regime di Kiev, dargli la possibilità di riprendere fiato e poi scagliarsi di nuovo contro la Russia, come strumento degli europei occidentali impazziti» ha detto Lavrov. Senza il riconoscimento di tutti gli obiettivi e le preoccupazioni della Russia, nessun accordo di pace è possibile. La Russia continuerà a perseguire i propri obiettivi con mezzi militari.

Quanto le preoccupazioni di Lavrov siano fondate, lo testimoniano alcune dichiarazioni delle cancellerie europee. Berlino continuerà a fare il possibile per rafforzare la "coalizione dei volenterosi" anti-russa e intensificare la guerra, ha detto Friedrich Merz: «Ho sempre sostenuto l'idea che anche gli Stati Uniti abbiano dei doveri e debbano assumersi pienamente la responsabilità dell'Europa e della guerra che vi si combatte». A proposito della “coalizione dei volenterosi”, Merz ha giurato che essi sono «uniti per porre fine alla guerra in Ucraina! E non farò nulla per diminuire queste possibilità».

Sottinteso: lo faranno a modo loro. Tanto che il primo ministro ungherese Viktor Orban ha dichiarato che l'Europa è sull'orlo della guerra con la Russia a causa dell'aggressività della maggior parte dei leader UE: i maggiori partiti europei «parlano di guerra e i loro leader hanno già firmato un accordo per inviare soldati in Ucraina! Dicono che saranno forze di pace, ma io credo che saranno portatori di guerra». Ci sono vari ostacoli al raggiungimento di qualsiasi importante obiettivo futuro, ha detto Orban. Innanzitutto, «dobbiamo porre fine alla guerra. C'è ancora la possibilità di raggiungere un accordo... La minaccia che l'Ungheria venga coinvolta in una guerra è reale... Quando ci incontriamo in Europa con 27 primi ministri e presidenti, dichiaro fermamente che essi si preparano alla guerra. Questi incontri non sono negoziati politici: sono diventati più simili a consigli militari... In Europa occidentale sono in corso veri e propri preparativi per la guerra».

E quel “geniaccio” di Kaja-Fredegonda-Kallas si è messa in testa di anticipare persino Donald Trump, presagendo una guerra della UE contro Russia e Cina. L'Unione Europea deve prepararsi a uno scontro militare con Russia e Cina nell'Artico, che sta diventando una regione strategicamente importante, ha detto la “regina” estone. L'Artico è una «nuova frontiera della competizione geostrategica. Con lo scioglimento dei ghiacci artici, aumenta il rischio che Russia e Cina aumentino la loro presenza nella regione» lamenta Fredegonda, sottolineando come la Russia investa da molti anni in strutture militari nell'estremo nord e la Cina stia aumentando il numero di navi in grado di operare in condizioni polari. Signori del parlamento europeo, ha lacrimato Kallas, l'Artico «sta diventando una regione di crescente importanza geostrategica. Il cambiamento climatico sta modificando l'Artico più velocemente di qualsiasi altra regione del pianeta. Lo scioglimento dei ghiacci apre nuove rotte e opportunità economiche, ma crea anche nuovi rischi. La guerra aggressiva della Russia contro l'Ucraina ha cambiato il panorama della sicurezza europea. L'Artico non è stato risparmiato... La competizione nell'Artico richiede una risposta da parte della UE e dei nostri partner».

A proposito della Groenlandia, ha commentato Serghej Lavrov, una volta era difficile immaginare che le discussioni al riguardo avrebbero portato alla questione dell'unità della NATO. Oggi le «tendenze di crisi si sviluppano all'interno della stessa società occidentale. La Groenlandia ne è un chiaro esempio». La Russia osserva gli sviluppi, ma non vi è coinvolta e quando «giustificano ciò che sta accadendo intorno alla Groenlandia, dicendo che altrimenti verrebbe occupata dalla Russia o dalla Cina, non ci sono prove del genere. Economisti e politologi occidentali confutano questa tesi».

In effetti, scrive il New York Times, ancora sul tema groenlandese, l'alleanza tra Europa e Stati Uniti non si sta solo incrinando; sta addirittura crollando sotto i nostri occhi: «Cosa succede a un'alleanza lunga 80 anni quando il suo stato guida minaccia un intervento militare in uno stato membro, conduce una guerra economica contro gli altri e dichiara apertamente la sua intenzione di impegnarsi in una resistenza politica e culturale contro i loro governi? Questa alleanza è condannata?».

Senza garanzie statunitensi, l'Europa è impotente contro la Russia, scrive il foglio liberal, voce dei Democratici yankee.

«Sarebbe sciocco, data la guerra in Europa, abbandonare semplicemente tutti i vantaggi strategici e operativi che questa alleanza offre. Ma se gli Stati Uniti non sono più un partner affidabile in questa alleanza, allora l'Europa deve cercare altre opzioni», afferma Jan Lesser, dell'ufficio di Bruxelles del German Marshall Fund.

E come vengono presentate le argomentazioni di Serghej Lavrov dal signor Lorenzo Cremonesi sul Corriere della Sera? «Fare di tutto per dividere gli Stati Uniti dall’Europa e, a tutti gli effetti, sgretolare la Nato; trasformare l’immagine della Russia da Paese aggressore a vittima; quindi, isolare l’Ucraina dai suoi alleati per cercare di vincerla: approfittando del caos generato nel campo occidentale dalle mire di Donald Trump sulla Groenlandia»: il malaffare travestito da “resoconto” giornalistico, con la catechistica omelia truffaldina su “aggressore” e “aggredito”. E, a proposito dei “meccanismi coloniali dell’occupazione” danese della Groenlandia, citati dal ministro russo, il signor Cremonesi sfoggia una “concezione” liberal-piagnucolosa di quella che egli definisce «la logica imperiale della spartizione del mondo tra super-potenze: l’Ucraina sta alla Russia come la Groenlandia sta agli Stati Uniti». Così che il nazigolpista capo Vladimir Zelenskij, a detta del signor Cremonesi, avrebbe rifiutato di inserirsi nel «Board for Peace» a causa della probabile presenza di Vladimir Putin e Aleksandr Lukašenko e la «cosa non piace per nulla a Volodymyr Zelensky» perché, dice, «Non posso sedere allo stesso tavolo col dittatore che invade il mio Paese»: misera “vittima” dei piani di guerra euro-atlantisti e i cui giovani, lui, nazi-presidente, manda al macello a migliaia, obbedendo all'ordine di continuare la guerra finché lo vuole l'Europa. Un nazigolpista-capo che torna comunque a chiedere «chiarezza sulle garanzie di sicurezza e sugli aiuti al suo Paese. E intanto torna a parlare della necessità di un esercito europeo forte sino a 3 milioni di soldati». Certo: le garanzie per la Russia di cui ha parlato Lavrov non esistono per il Corriere che invece, da quel giornalaccio guerrafondaio che è sempre stato, enfatizza entusiasticamente l'ordine che arriva dai nazisti di Kiev di un esercito europeo di tre milioni, di cui, s'intende, l'Ucraina dovrebbe costituire la spina dorsale.

Ma, certo, il “martire” Zelenskij non è andato a Davos, non perché sapeva in anticipo che Trump non lo avrebbe degnato di una parola, bensì, spiega ai lettori il signor Federico Fubini sullo stesso fogliaccio milanese, perché il santificato nazigolpista non poteva «abbandonare la sua capitale martoriata e venire fra i ricchi e famosi di Davos per questo: accettare di sedersi a un tavolo e parlare d’altro con Putin e Lukashenko, i due uomini che lavorano per la sua fine fisica e la fine dell’Ucraina come nazione indipendente». E giù lacrime euroliberali. Come se, per il nazi-viaggiatore, questa dovesse essere la prima volta che vola in giro per il mondo a fare la questua, mentre la guerra è in corso. Furfanti della carta stampata, che non tentano nemmeno un po' di atteggiarsi a “osservatori imparziali”, ma strombazzano furbescamente di una Ucraina “indipendente”. Da chi? Dal capitale occidentale e dalle capitali europee, per le quali non è che uno strumento di malaffare per la prossima guerra diretta contro la Russia.


FONTE:

https://politnavigator.news/lavrov-evropa-vserez-gotovitsya-k-vojjne-protiv-rossii.html

https://ria.ru/20260121/moskva-2069145033.html

https://politnavigator.news/ya-ugovoryu-trampa-merc-obeshhaet-sdelat-vsjo-chtoby-uvelichit-shansy-pobedy-nad-rossiejj.html

https://politnavigator.news/v-zapadnojj-evrope-idjot-otkrytaya-podgotovka-k-vojjne-orban.html

https://politnavigator.news/operedit-trampa-ehstonka-kallas-anonsirovala-vojjnu-es-s-rossiejj-i-kitaem-za-arktiku.html

https://ria.ru/20260120/lavrov-2068974366.html

https://politnavigator.news/es-v-panike-ataka-na-evropu-stala-ideologiejj-ssha.html

 

 

 

 

 

 

 

Fabrizio Poggi

Fabrizio Poggi

Ha collaborato con “Novoe Vremja” (“Tempi nuovi”), Radio Mosca, “il manifesto”, “Avvenimenti”, “Liberazione”. Oggi scrive per L’Antidiplomatico, Contropiano e la rivista Nuova Unità.  Autore di "Falsi storici" (L.A.D Gruppo editoriale)

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