La polizia israeliana si scontra di nuovo con le famiglie dei prigionieri

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In seguito alla rottura unilaterale da parte di Israele della precaria tregua concordata a gennaio con il Movimento di resistenza islamico palestinese (HAMAS), durante una manifestazione a Tel Aviv, le famiglie hanno chiesto un accordo che preveda lo scambio degli ostaggi israeliani ancora detenuti a Gaza.

I media ufficiali di Tel Aviv hanno spiegato che la polizia del regime non ha ritenuto legali le manifestazioni, dunque, è stato fatto ricorso alla forza per disperderle.

In precedenza, i media israeliani avevano riferito di scontri tra le forze di polizia israeliane e i manifestanti sionisti nei pressi della Knesset (il parlamento israeliano).

Mercoledì, centinaia di israeliani hanno protestato fuori dall'aeroporto internazionale Ben-Gurion di Tel Aviv in vista della visita del primo ministro Benjamin Netanyahu in Ungheria, chiedendo il rilascio dei prigionieri tenuti a Gaza.

Anche le famiglie dei prigionieri israeliani hanno espresso il loro "orrore" per l'annuncio di Tel Aviv di voler espandere la sua offensiva militare contro la Striscia di Gaza per conquistare altre aree, avvertendo che questa misura "mette in pericolo la vita" dei loro parenti nell'enclave palestinese.

"È stato deciso di sacrificare gli ostaggi per impossessarsi dei territori palestinesi? Invece di attuare l'accordo per liberare gli ostaggi e porre fine alla guerra, il governo israeliano sta inviando più soldati a Gaza per combattere nelle stesse aree in cui ha già combattuto ripetutamente", hanno affermato le famiglie in una dichiarazione.

Il 18 marzo Israele ha violato l'accordo di cessate il fuoco con il movimento palestinese Hamas e ha ripreso i bombardamenti su Gaza, causando più di 1.000 morti e più di 2.000 feriti.

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La Redazione de l'AntiDiplomatico

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