La lenta e inesorabile erosione del potere di acquisto
Il rapporto Inps conferma quanto diciamo da mesi: il potere di acquisto dei salari è in continua erosione
di Federico Giusti
In dieci anni le retribuzioni dei lavoratori pubblici e privati in Italia sono cresciute o diminuite? Senza dubbio di sorta hanno subito una feroce erosione del potere di acquisto, sono aumentate in termini nominali ma senza recuperare l’aumento dell’inflazione. Il risultato è la erosione costante, strutturale, del potere d’acquisto. Sono lontani i tempi nei quali esistevano meccanismi automatici di adeguamento dei salari e delle pensioni al costo della vita, la scala mobile venne cancellata perchè portatrice di inflazione, a distanza di anni dovremmo prendere atto di essere stati illusi e derisi ritrovandoci con un salario sempre più povero.
Tra pandemia e guerra la erosione del potere di acquisto è stata evidente, le regole vigenti in materia di rinnovi contrattuali sono state costruite negli anni della austerità , prevedono una misera indennità mensile denominata indennità di vacanza contrattuale che poi dovremo detrarre dai futuri aumenti, una miseria che permette ai datori pubblici e privati di ritardare la stipula dei nuovi contratti. E sono proprio queste regole a dovere essere riviste per restituire dignità e potere di acquisto ai salari, se vogliamo costruire dei meccanismi equi anche socialmente, tuttavia per raggiungere questo obiettivo urge modificare i rapporti di forza che oggi ci vedono soccombenti. Ma sono proprio i rapporti di forza che scaturiscono dall'azione politica, sociale e sindacale che necessita prima di tutto un approccio diverso, letture aggiornate e non ideologiche della realtà e infine una pratica conflittuale conseguente. E qui scontiamo i ritardi sindacali e politici nella costruzione di una prassi diffusa per recuperare potere di acquisto.
Secondo l’analisi INPS, nell'arco di un decennio, ossia tra il 2014 e il 2024, le retribuzioni nominali sono cresciute assai meno rispetto all’aumento dei prezzi al consumo. E questa fotografia si evince direttamente dai dati perchè in questi 10 anni la inflazione sfiora il 21 per cento di aumento.Vi risulta che i salari e le pensioni siano nel frattempo cresciute di un quinto del loro ammontare nell'arco di un decennio o poco meno? Prendete una busta paga del 2014 e quella del novembre 2014, confrontate le cifre e fatevi una idea. Nel frattempo le retribuzioni nel settore privato sono cresciute assai meno, nel migliore dei casi (il privato) arrivano al 14,7 %, nel pubblico invece sono al di sotto del 12.Parliamo di retribuzioni medie, nel Pubblico impiego un dipendente degli enti locali percepisce una busta paga inferiore a quella dei ministeriali, a parità di livello è possibile percepire il 20 per cento, o quasi in meno? A noi francamente sembra paradossale, intanto i sindacati cosiddetti rappresentativi si erano impegnati a superare questa disparità di trattamento ma stando ai contratti siglati nei mesi scorsi (inflazione al diciotto per cento ma aumenti pari al sei) la situazione è rimasta invariata, frutto di anni concertativi nei quali certe indennità, accessorie e no, sono state erogate solo per mantenere la pace sociale e evitare un conflitto sulla erosione salariale.
Nel 2024 la retribuzione media annua nel privato era assai inferiore a quella del pubblico e anche qui constatiamo la sperequazione crescente tra lavoratori dello stesso comparto, i livelli apicali aumentano le retribuzioni in maniera crescente appoggiandosi su voci e istituti contrattuali pensati per loro. Non si capisce che sono proprio le dinamiche contrattuali e salariali a subire i contraccolpi di questa erosione frutto di una spinta regressiva verso il basso che ormai accomuna il mondo del lavoro da 50 anni con le politiche dell'Eur prima e soprattutto negli anni neo liberisti.La erosione del potere di acquisto riguarda tutto il mondo del lavoro eccezion fatta per dirigenti, managers e area quadri che invece hanno ricevuto voci stipendiali particolari che in qualche misura hanno accresciuto i loro salari reali proprio quando tutti gli altri stagnavano o cadevano in recessione.
La dinamica salariale è del tutto inadeguata e non solo in termini comparativi ma anche per la impossibilità delle famiglie popolari e della classe media di tenere il passo con l'aumento del costo della vita soprattutto quando la pressione inflazionistica si fa maggiore.
La erosione è evidente e preoccupante, altrettanto possiamo dire delle disuguaglianze salariali e stipendiali, i divari crescono a tutti i livelli, genere incluso se pensiamo che la retribuzione delle donne, soprattutto nel privato, è mediamente il 30 per cento inferiore a quella maschile (pesa e non poco il part time)
Poi la situazione di genere è anche attenzionata più di quanto sia invece la dinamica salariale in toto, tuttavia il gap esiste e per quanto in via di riduzione continua ad essere evidente ai nostri occhi.
Chiudiamo sul fronte occupazionale, abbiamo già parlato della ripresa dei posti di lavoro spiegando che sono i contratti a tempo determinato a fare la parte del leone. Ma se il tempo determinato costituisce l'offerta maggioritaria la situazione dovrebbe preoccupare i Governanti perchè non è la occupazione precaria ad aiutare la crescita dell'economia, questo discorso è annoso ma sufficientemente indagato anche da studiosi e ricercatori di economia. Poi si tratta di analizzare i settori di provenienza delle offerte di lavoro, le mansioni svolte (se ad alta intensità lavorativa o no), il grado di istruzione e di specializzazione richiesti, la fascia di età privilegiata. In molti casi l'offerta occupazionale arriva a personale di 50 anni già formato e impiegabile da subito in produzione a discapito dell'età tra i 20 e i 40 ancora da formare.
E comunque l’aumento degli occupati non si traduce mai da anni nel recupero del potere d’acquisto dei salari e le ricadute negative si registrano anche sul fronte degli acquisti, sulle capacità di spesa delle famiglie e sui consumi interni. Di questo dovrebbero occuparsi le politiche fiscali fin troppo generose con le imprese e abbagliate dagli sgravi fiscali. Ma il discorso ci porterebbe troppo lontano, del resto se una società non persegue le disuguaglianze difficilmente comprenderà che l'ambito fiscale potrebbe garantire anche un certo equilibrio sociale, in tempi di feroce antistatalismo porta maggiori consensi promettere la riduzione delle tasse anche quando indebolirà il welfare. E alla disuguaglianza economica e sociale si aggiungerà anche il fisco diseguale.
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L’INFERNO DEL GENOCIDIO A GAZA
L’inferno del genocidio a Gaza: la testimonianza che pretende responsabilità
Il libro di Wasim Said, pubblicato da LAD edizioni, non è un racconto da compatire ma un atto di accusa che spezza la neutralità e chiama alla lotta politica.
LA PRESENTAZIONE DEL CURATORE DELLA VERSIONE ITALIANA
Pasquale Liguori
Non è un libro “su Gaza”, non è l’ennesimo titolo che si aggiunge allo scaffale del dolore mediorientale. L’inferno del genocidio a Gaza è un documento che arriva in Italia con il peso preciso di una prova, non con la leggerezza di un prodotto culturale. Il fatto che a pubblicarlo sia LAD edizioni con la mia curatela non è un dettaglio editoriale, ma una scelta di campo: portare qui una voce che non si presta né alla retorica umanitaria né alla commozione di consumo, ma esige di essere ascoltata come atto di accusa, come frammento di verità che non intende integrarsi nella normalità del discorso pubblico, bensì incrinarla.


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