Il Venezuela risponde a Trump con un piano per i connazionali bloccati

La crisi dei cieli venezuelani tra misure USA e solidarietà regionale

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Il Venezuela risponde a Trump con un piano per i connazionali bloccati

La minaccia di Donald Trump di chiudere lo spazio aereo venezuelano scatena una bufera diplomatica internazionale. La risposta di Caracas non si è fatta attendere: la vicepresidente bolivariana Delcy Rodríguez ha annunciato l’attivazione di tutti i meccanismi multilaterali previsti dal diritto internazionale per fermare quella che definisce un’"azione illegittima e illecita". In un messaggio su Telegram, Rodríguez ha assicurato che il presidente Nicolás Maduro ha già disposto un "piano speciale per il rimpatrio dei venezuelani bloccati in altri paesi e per facilitare gli itinerari di chi deve lasciare il territorio nazionale".

Il governo venezuelano ha denunciato la mossa statunitense come un "atto di aggressione immorale" che rappresenta una minaccia non solo per il Venezuela, ma per l’intera sicurezza dei Caraibi e del Sudamerica settentrionale. Una posizione che ha trovato il sostegno immediato degli alleati regionali. L’Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America (ALBA) ha parlato di una "minaccia contro tutti gli Stati sovrani della regione".

La solidarietà a Caracas giunge da più fronti. Il ministro degli Esteri cubano, Bruno Rodríguez, ha lanciato un appello alla comunità internazionale per denunciare quello che ha definito il "preludio di un attacco illegittimo", avvertendo che la decisione di Trump avrà "conseguenze incalcolabili e imprevedibili" per la stabilità dell’America Latina e dei Caraibi. Dal canto loro, i copresidenti del Nicaragua, Daniel Ortega e Rosario Murillo, hanno espresso la loro "piena e permanente solidarietà" con il "glorioso popolo venezuelano".

Una condena particolarmente significativa è arrivata dalla Colombia. Il presidente Gustavo Petro ha denunciato la misura come un atto di prepotenza ingiustificato e illegale, chiedendo una riunione immediata dell’Organizzazione Internazionale dell’Aviazione Civile (ICAO). Petro ha sottolineato la mancanza di qualsiasi autorizzazione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU per azioni militari contro il Venezuela, aggiungendo che neppure il Senato degli Stati Uniti ha approvato un intervento armato. Il suo appello è stato per la difesa dell’ordine internazionale e del principio di non ingerenza, sollecitando Trump a ritornare al rispetto della legalità. A questa presa di posizione si è unito il deputato argentino Jorge Taiana, che ha stigmatizzato il "silenzio complice" di molte autorità regionali.

La mossa di Washington si inserisce in un contesto già molto delicato. Da agosto, gli Stati Uniti mantengono un dispiegamento militare significativo al largo delle coste venezuelane, giustificato ufficialmente con la lotta al narcotraffico nell’ambito della "Operación Lanza del Sur". In questo quadro, sono stati condotti bombardamenti contro presunte imbarcazioni di trafficanti, con un bilancio di decine di morti e senza che siano state fornite prove a sostegno delle accuse. Washington ha inoltre accusato Maduro, senza fornire elementi concreti, di guidare un cartello della droga, raddoppiando la taglia per la sua cattura.

Il governo venezuelano respinge con forza queste accuse, denunciando una campagna di aggressione multilaterale finalizzata a un "cambio di regime" e all’accaparramento delle immense ricchezze petrolifere e di gas del paese. Maduro ha definito le azioni statunitensi una campagna di discredito per "giustificare qualsiasi cosa" contro la nazione bolivariana.

A smontare le giustificazioni di Washington, tuttavia, arrivano anche voci autorevoli. Sia l’ONU che la stessa DEA, l’agenzia antidroga statunitense, indicano che il Venezuela non è una rotta principale per il traffico di stupefacienti verso gli USA, che avviene per oltre l’80% attraverso la rotta del Pacifico. Le azioni militari sono state condannate da Russia, Alto Commissariato ONU per i Diritti Umani e dai governi di diversi paesi, mentre esperti le qualificano come "esecuzioni sommarie" in violazione del diritto internazionale. La chiusura dello spazio aereo si configura così come l’ultima, pericolosa escalation in una strategia che, sotto la copertura della guerra alla droga, viene percepita e condannata da gran parte della regione come un attacco frontale alla sovranità nazionale della Repubblica Bolivariana.

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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