"Il vecchio ordine mondiale è finito", Marc Faber

L'equilibrio del potere si è spostato verso i paesi emergenti

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"Il vecchio ordine mondiale è finito", Marc Faber

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"Il vecchio ordine mondiale è finito. Viviamo in un nuovo mondo, un mondo nel quale l'equilibrio del potere si è spostato verso i paesi emergenti". Marc Faber, investitore svizzero, sta naturalmente parlando della Cina. Ma mentre le prospettive di crescita della Cina sono note, Faber ci regala un importante messaggio geopolitico.
 
La massiccia crescita della Cina ha innescato una massiccia esportazione di merci nelle economie emergenti. Questo ha creato un cambiamento significativo nell'economia globale: le esportazioni dalla Cina verso i paesi emergenti sono superiori alle esportazioni verso gli Stati Uniti o in Europa.
 
'Questo è il nuovo mondo, in cui il vecchio mondo è in gran parte ignorato,' ha detto Faber. 
 
Mentre la maggior parte dei  dibattiti sono incentrati sul se l'economia degli Stati Uniti crescerà, Faber sostiene che questo non avrà alcun impatto sul mondo, dal momento che la Cina ha oggi un'influenza molto maggiore rispetto agli Stati Uniti. 
 
L'investitore svizzero, tuttavia, invoca prudenza nell'investire in Cina. Le condizioni attuali sono peggiori di quanto si pensi e ci sono preoccupazioni geopolitiche che sono spesso lasciate inesaminate.
 
Faber invita a considerare il consumo di petrolio. Il consumo di petrolio in Cina, spiega Faber, la maggior parte del quale proviene dal Medio Oriente, aumenterà. "Il Medio Oriente però è destinato ad andare in fiamme ad un certo punto".   
 
L'intevento di Faber è anche l'occasione per ribadire il fallimento della Federal Reserve statunitense, del suo ex Presidente, reo di non aver previsto la crisi dei mutui subprime ma anzi di aver contribuito a crearla, dei difetti al cuore di una politica monetaria espansiva (come il QE) e fare il punto sull'economia degli Stati Uniti che "hanno raggiunto un picco di prosperità e influenza nel mondo negli anni '50 e '60 ma dagli anni '70 sono bloccati in un ciclo di bolle, crisi e crescita del debito".

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