Il pretesto di Tel Aviv per occupare il 70% di Gaza

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Il pretesto di Tel Aviv per occupare il 70% di Gaza

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Un nuovo dossier dell'esercito israeliano afferma che Hamas sta producendo nuovi armamenti e reclutando miliziani per riprendere i combattimenti contro i reparti di stanza nella Striscia. La notizia è stata diffusa il 29 giugno dall'emittente pubblica israeliana (KAN).

I dettagli dell'informativa, priva di fonti esplicite, sono stati presentati la scorsa settimana da ufficiali della Direzione dell'Intelligence Militare e del Comando Meridionale al Capo di Stato Maggiore Eyal Zamir.

Secondo la relazione, la fazione palestinese avrebbe conservato la capacità di fabbricare su base mensile centinaia di ordigni esplosivi e vettori anticarro. Il braccio armato del movimento avrebbe inoltre arruolato nuove leve di età compresa tra i 18 e i 22 anni, riavviando l'addestramento dei membri della sua forza d'élite Nukhba.

L'intelligence sostiene inoltre che i miliziani stiano ricostruendo la propria rete di tunnel sotto Gaza e tentando di contrabbandare droni e dispositivi di comunicazione dalla penisola del Sinai.

"Hamas resta forte sul territorio", avrebbero dichiarato gli ufficiali a Zamir. "Nessuno ne minaccia l'autorità e l'organizzazione non è disposta a rinunciare al controllo di Gaza".

L'esercito israeliano sta utilizzando queste affermazioni, per le quali non sussistono prove pubbliche, per legittimare una nuova escalation militare nella Striscia. Una mossa che, secondo gli analisti, punterebbe al progressivo allontanamento dei milioni di abitanti palestinesi per spianare la strada alla rinascita degli insediamenti ebraici.

"Alla luce di queste informazioni, il rapporto evidenzia come le Forze di Difesa Israeliane ritengano necessario riprendere l'offensiva contro Hamas", ha scritto il Times of Israel.

Secondo il quotidiano israeliano, gli Stati Uniti si opporrebbero a una nuova operazione di terra, preferendo invece portare avanti l'iniziativa "Board of Peace" del presidente americano Donald Trump. Il piano di Trump per Gaza aveva portato a un cessate il fuoco tra Israele e Hamas nell'ottobre del 2025, che avrebbe dovuto porre fine in modo definitivo alla guerra.

Se da un lato Hamas ha ottemperato alle disposizioni della prima fase della tregua – rilasciando gli ultimi ostaggi catturati il 7 ottobre 2023 – dall'altro Tel Aviv ha disatteso ogni impegno preso. Il contingente israeliano ha infatti proseguito le incursioni aeree e terrestri quasi quotidiane su Gaza, uccidendo oltre 1.000 palestinesi negli otto mesi successivi all'entrata in vigore dell'accordo.

Nel frattempo, Tel Aviv ha esteso la propria morsa sulla Striscia, portando l'area sotto il controllo militare dal 53% al 60%. Il Primo Ministro Benjamin Netanyahu ha già ordinato alle truppe di estendere ulteriormente l'occupazione fino al 70%, continuando nel contempo a bloccare l'ingresso degli aiuti umanitari vitali per la popolazione.

Pur rifiutandosi di adempiere agli obblighi della prima fase, Israele ha chiesto ad Hamas di disarmarsi, un requisito che appartiene in realtà alla seconda fase del piano. Quest'ultima prevederebbe anche un graduale ritiro israeliano dalla Striscia (proposta rifiutata da Tel Aviv) e il dispiegamento di una forza di sicurezza internazionale.

L'inviato del Board of Peace a Gaza, Nickolay Mladenov, ha esortato Hamas a deporre le armi, senza tuttavia pretendere che Israele rispetti gli impegni presi inizialmente.

Nel frattempo, i raid israeliani su Gaza non si sono fermati. Domenica scorsa, i bombardamenti hanno provocato la morte di almeno quattro palestinesi; tra le vittime c'è Eileen al-Farra, una bambina di soli 13 anni uccisa dalle schegge di un colpo di carro armato.

Secondo i dati del Ministero della Salute, dall'ottobre 2023 Israele ha ucciso almeno 75.811 palestinesi a Gaza. Stime indipendenti suggeriscono tuttavia che il bilancio reale delle vittime sia di gran lunga superiore, nell'ordine di centinaia di migliaia.

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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