IL GENOCIDIO A GAZA, UNA NON-RECENSIBILE TESTIMONIANZA DIRETTAMENTE DALL’INFERNO
di Capinera88
Prima di non poter scegliere di vivere l’orrore del genocidio a Gaza, Wasim Said aveva scelto di laurearsi in fisica. Wasim è nato nel 2003 nella Striscia di Gaza. Quando aveva due anni, nel 2005, i coloni israeliani si ritiravano da quel fiero lembo di terra ("Piano di disimpegno unilaterale"). Nel 2006, quando Wasim di anni ne aveva tre, vi fu la schiacciante vittoria di Hamas alle elezioni più sorvegliate della storia democratica. Nel 2007 due milioni e mezzo di persone venivano sigillate in 365 km quadrati. Wasim aveva quattro anni quando Israele impose il blocco terrestre, aereo e navale. Gaza, come l’ha definita lo storico israeliano Ilan Pappé era una “prigione a cielo aperto” ma la vita scorreva.
WASIM, DALL’AMMIRARE LE STELLE ALLO SFOLLAMENTO FORZATO
Wasim, in quel suolo angusto che però era la sua amata casa, avrebbe voluto studiare le enormità siderali, il fenomeno dell’elettromagnetismo, osservare al telescopio nebulose, pianeti, e le interazioni tra corpi celesti e le forze cosmiche. Ma le stelle hanno scelto per lui un altro destino. Quello di abitare a Beit Hannoun e vivere il massacro di civili più efferato della storia contemporanea, il primo sui social in questa epoca distopica.
Su Gaza infatti, è stato detto di tutto, ma da Gaza non è stato detto abbastanza.
“L’inferno del genocidio a Gaza” (L’AD edizioni 2025) è libro-resistenza, una testimonianza diretta, un documento storico, un gioiello ma senza orpelli, una “chiave del ritorno” in forma cartacea del periodo da ottobre 2023 alla fine del 2025. Anzi, al posto di orpelli, ci racconta lembi di pelle, corpi a brandelli, la verità mostruosa dello sterminio di almeno 60mila persone. Il breve e densissimo documento -pubblicato in diverse lingue e in italiano da LAD- è anche corredato da note del curatore Pasquale Liguori, che ricordano e spiegano in quali località, strutture, ospedali e aree della Striscia di Gaza avvengono i fatti riportati.
DAGLI ASTRI AL DOLORE DEGLI ALTRI
Nei primi capitoli Wasim racconta di sé e della propria famiglia: gli sfollamenti continui, la fame che divora la mente e il cibo che abbrutisce lo scienziato che è in lui, imponendosi come l’unico pensiero. Il bisogno fisiologico che lo inchioda, il freddo senza scampo, i bambini che piangono non per capricci ma di stomaco vuoto, e le scuole che diventano rifugi, i rifugi che diventano macellerie umane, le file per la farina in cui ci si trasforma in birilli sotto la mira dei soldati israeliani.
Nelle pagine successive il dolore e lo shock di Wisam -come sotto una forza galattica potentissima- si apre a quello degli altri e inizia a raccogliere aneddoti di vita e di morte di chi incontra, di chi racconta, come testamenti di vivi senza consolazione. Deve farlo perché quel dolore lo travolge e lo condivide, per non impazzire, per sentirsi meno solo e perché il suo dramma personale è la lotta di un popolo da quasi un secolo.
LA DOMANDA DEL MALE
Wasim parla della sua sindrome senza nome che gli fa confondere realtà, incubi, visioni ossessive; corpi lividi, arti mozzati e sangue grondante si sovrappongono mentre dorme, cammina o sistema la tenda. Il sionismo non invade solo il territorio, copre i suoni coi droni, occupa lo spazio cognitivo perché l’esposizione costante a sangue e cadaveri fa perdere lucidità; il terrore costante causa un vero buco nero interiore dove la gravità si addensa su sé stessa e tutto perde senso.
Wasim ha chiesto all'universo di rivelargli i suoi segreti, ed è rimasto sospeso con la domanda più dolorosa e universale, che riguarda ogni essere umano; perché Gaza ha subito tutto questo orrore? Perché il motore del mondo sembra essere il male?
“Perché vi occupate di Palestina?” Chiedono invece alcuni. Perché siamo complici di questo inferno in terra, perché siamo umani (lo siamo?), perché ci è toccato in sorte sapere cha accade e ci ha toccato la coscienza. Il genocidio più mediatizzato ma più impunito, più conosciuto ma comunque incontrastato e anzi foraggiato dall'establishment europeo. L’inferno di Gaza non è luogo metafisico e al di sopra della nostra volontà; tutti possiamo impegnarci per denunciarlo, per offrire il minor supporto possibile ai carnefici, per boicottare prodotti e società implicate e fare pressione sui governi che lo sostengono. Quando la Palestina sarà libera dal colonialismo d'insediamento israeliano questo libro sarà una pagina preziosa della memoria umana.



