Il debito pubblico sta aumentando per i contributi finanziari all'Eurogruppo

Le tardive parole di Saccomanni rendono giustizia a pochi coraggiosi

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Il debito pubblico sta aumentando per i contributi finanziari all'Eurogruppo

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Dopo l'ultima bacchettata della Commissione sui gravi squilibri macroeconomici italiani, l'ex ministro delle finanze del governo Letta, Fabrizio Saccomanni, si è voluto togliere alcuni sassolini dalla scarpa, dando di fatto ragione a quello che pochi coraggiosi esperti controcorrente affermano da mesi, rimanendo ignorati perlopiù dal mainstream. Il debito pubblico è aumentato anche e soprattutto per finanziare i vari fondi europei. “La Commissione avrebbe dovuto sapere che il debito pubblico è aumentato anche perché abbiamo dovuto pagare i conti lasciati con i fornitori dai governi precedenti [...]. Per non dire dei 50 miliardi di indebitamento che ci siamo accollati per le operazioni di salvataggio di Paesi come Grecia o Irlanda e per alimentare il Meccanismo europeo di stabilità…”, ha dichiarato.
 
Saccomanni avrebbe dovuto avere il coraggio di dire queste cose da ministro. La sua tardiva presa di posizione è comunque un passaggio chiave del dibattito in vista dell'inizio della campagna elettorale, che rende giustizia alla battaglia condotta con forza ad esempio da Lidia Undiemi dal 2012, anno della famigerata ratifica di Mes e Fiscal Compact. 

Consulta il rapporto: La gestione del fondo “salva-stati ESM” ad una istituzione intergovernativa  finanziaria fra immunità ed altri privilegi.  Un punto di non ritorno verso l'annientamento dei sistemi democratici dei paesi dell'Unione Europea?
 
 
Qui un estratto dell'ultimo intervento di Lidia Undiemi alla trasmissione Ballarò:
 
Nel suo sito, Lidia Undiemi ha poi preciato come: “L'Italia dimostra poi come lo Stato non sia poi così “cattivo”, con il deficit pubblico che si è progressivamente ridotto, passando dal 5,5% del 2009 all’attuale soglia del 3%. Ma allora come è stato possibile che il debito pubblico lordo sia aumentato passando dal 116,4% del 2009 al 132,9% stimato per il 2013? La risposta è chiaramente da ricercare negli aiuti finanziari all’Eurogruppo, a cui l’Italia ha già contribuito con circa 55 miliardi di euro. Non vi è alcuna valida esigenza di carattere economico legata al rispetto dei limiti di spesa e la questione è di natura puramente politica e riguarda il salvataggio degli interessi finanziari dell’eurozona e il governo del territorio. E se uno Stato accetta di essere vincolato a rigidi e predefiniti vincoli di spesa pubblica sanciti a livello comunitario (si veda la legge di attuazione del cd. pareggio di bilancio), è chiaro che il governo del paese passa dall’Italia a Bruxelles”.

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