Il boom della manifattura avanzata sulla strada del socialismo con caratteristiche cinesi

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Il boom della manifattura avanzata sulla strada del socialismo con caratteristiche cinesi

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di CGTN

Da grande piattaforma manifatturiera mondiale, storicamente competitiva soprattutto per i costi di produzione e le economie di scala, la Repubblica popolare cinese si sta affermando oggi come una delle principali potenze della manifattura avanzata, attraverso l'innovazione tecnologica, l'automazione e l'integrazione dell'intelligenza artificiale nei processi produttivi. Ciò che più conta è invece l’impostazione strategica alla base di questo processo di trasformazione.

Le autorità cinesi sono infatti impegnate a collegare sempre di più Stato, ricerca e imprese al fine di rafforzare la sicurezza e la resilienza del sistema economico-produttivo di fronte alle incertezze del quadro internazionale e migliorarne il posizionamento globale. L’innovazione manifatturiera rappresenta quindi un pilastro fondamentale, che contribuisce anche a rispondere ai bisogni della popolazione.

Nelle direttive trasmesse alla Conferenza nazionale sulla manifattura avanzata del 16-17 settembre, Xi Jinping ha indicato tre priorità fondamentali: sviluppo intelligente e di qualità, sostenibilità ambientale e integrazione industriale.

Queste indicazioni si inseriscono nel quadro strategico del pensiero sul “socialismo con caratteristiche cinesi nella nuova era”, che individua nella modernizzazione socialista del Paese uno degli obiettivi fondamentali. Ciò significa, nelle parole di Xi, continuare ad “applicare pienamente e coerentemente, in tutti gli ambiti, la nuova filosofia dello sviluppo; garantire al contempo uno sviluppo di alta qualità e una maggiore sicurezza; promuovere uno sviluppo intelligente, verde e integrato; continuare ad ampliare e rafforzare il settore manifatturiero avanzato e rendere le filiere industriali del Paese più autonome, autosufficienti e resilienti ai rischi.” La ricerca di una maggiore autonomia strategica, e di una minore vulnerabilità, insieme al miglioramento delle condizioni di vita del popolo cinese, rappresenta a mio avviso una delle principali forze motrici di questa trasformazione.

L’operatività e la concretezza di queste indicazioni strategiche si evincono anche analizzando i dati dei primi nove mesi del 2026 – pubblicati il 19 ottobre dall’Ufficio nazionale di statistica cinese – che mostrano chiaramente non soltanto una crescita del valore aggiunto della manifattura complessiva pari al 5,6% tra le imprese industriali di maggiori dimensioni, ma soprattutto una crescita ancor più sostenuta della manifattura ad alta tecnologia +14,3%.  Ancora più significativi sono gli incrementi del valore aggiunto nella fabbricazione di circuiti integrati (+79,2%) e di prodotti digitali (+13,6%), nonché della produzione di apparecchiature per la stampa 3D (+62,5%). Meritano attenzione anche gli incrementi della produzione di batterie agli ioni di litio per i veicoli elettrici (+43,5%) e di gruppi turbina-idroelettrici (+43,1%).

La portata di questa trasformazione va ben oltre i singoli settori industriali. Secondo le stime preliminari dell'Ufficio nazionale di statistica cinese, nei primi nove mesi del 2026 i nuovi motori industriali, tra cui la manifattura ad alta tecnologia e quella digitale, pur rappresentando poco più del 20% del valore aggiunto industriale, hanno contribuito per oltre il 50% alla sua crescita. Considerando l'intera economia nazionale, i nuovi motori dello sviluppo, comprendenti anche l'economia digitale e i servizi moderni, hanno contribuito per oltre il 40% alla crescita del PIL.

Si tratta di un cambiamento che assume particolare rilievo in una fase caratterizzata da difficoltà nel settore immobiliare, dal rallentamento degli investimenti e da crescenti tensioni internazionali. La modernizzazione industriale si configura così come un fattore di resilienza e trasformazione dell'intera economia nazionale.

L'intelligenza artificiale, la robotica e le fabbriche intelligenti stanno progressivamente diventando componenti strutturali dell'apparato industriale. Il premier Li Qiang ha tradotto questi orientamenti in priorità operative: rafforzamento della ricerca di base, sviluppo delle tecnologie fondamentali, diffusione dell'intelligenza artificiale nell'industria, modernizzazione dei settori tradizionali e integrazione tra manifattura avanzata e servizi moderni.

Questo mutamento qualitativo si innesta su una base industriale già dominante per dimensioni. Secondo l'UNIDO, la quota della Cina nel valore aggiunto manifatturiero mondiale è passata dal 2,8% nel 1990 al 32% nel 2024, consolidando il primato mondiale del paese. Sempre nel 2024 la quota cinese superava quella combinata di Stati Uniti (15%), Giappone (6,3%), Germania (4,6%) e Corea del Sud (3,3%). Si tratta di una trasformazione storica degli equilibri produttivi internazionali, che ha progressivamente spostato il baricentro della manifattura verso l'Asia. 

La specificità del percorso cinese risiede nella capacità di coordinare indirizzi strategici di lungo periodo, ricerca scientifica, investimenti e sviluppo industriale, favorendo la diffusione delle innovazioni tecnologiche su una scala produttiva difficilmente replicabile altrove.

Oggi, dunque, la Cina combina una capacità produttiva senza precedenti con una crescente specializzazione tecnologica, facendo della manifattura avanzata uno dei pilastri della propria modernizzazione socialista e ampliando le possibilità di cooperazione industriale e tecnologica con i partner di tutto il mondo.

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