Il bivio BREXIT per l'Europa

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Il Consiglio europeo in corso oggi e domani (18-19 febbraio) avrà tra i temi di discussione la rinegoziazione dell’appartenenza della Gran Bretagna all’Unione Europea.

Cameron cercherà di promuovere una serie di condizioni che Londra considera indispensabili per la permanenza del Regno Unito nell'Unione Europea. Si tratta di requisiti politici ed economici annunciati lo scorso ottobre, alcuni dei quali contraddicono la strategia collettiva del blocco. Il primo punto del piano di Londra chiede a Bruxelles di fare "una dichiarazione esplicita" che precisi che il Regno Unito non sta lavorando per un "superstato europeo". Ciò richiederà l'esclusione del Regno Unito da un principio comunitario fondamentale di "un'unione sempre più stretta". Londra chiede anche "una dichiarazione esplicita" che affermi che l'euro non è la valuta ufficiale dell'Unione europea, mettendo in chiaro che l'Europa è un'unione "multi-monetaria". Il Presidente del Consiglio europeo Tusk presenterà una bozza di compromesso che il premier inglese valuterà.
 
In terzo luogo, Londra rivendica un maggiore ruolo dei Parlamenti nazionali, in modo che possano bloccare le direttive comunitarie indesiderate e rivedere le leggi esistenti dell'Unione. Londra insiste in particolar modo su una riorganizzazione del blocco dei 28 Stati al fine di tutelare gli interessi dei nove paesi al di fuori della zona euro. Si richiede inoltre una protezione speciale per il distretto finanziario di Londra, uno dei più importanti d'Europa.
Inoltre, il Regno Unito si propone di sospendere per quattro anni l’accesso ai benefici dello stato sociale per un cittadino non inglese.
 
Al di là dei tecnicismi del negoziato diplomatico, l’idea di sottoporre a referendum popolare la permanenza del Regno Unito nell’Ue rimette al centro delle discussioni la volontà popolare che forse, se periodicamente interpellata e/o ascoltata, mai si sarebbe espressa con favore alla trasformazione dell’Ue in quel mostro burocratico che impone le sue regole agli Stati.

In Italia, Saccomanni e Bini-Smaghi (con altri economisti Luiss e regia di Draghi?) hanno pubblicato un appello in cui chiedono a Renzi di non accettare il compromesso di Tusk nemmeno. Se poi tra i più convinti oppositori di una Brexit ci sono Obama e le principali multinazionali, è chiaro come sia il giunto il momento che i popoli dell'Unione Europea riprendano il pieno controllo delle loro vite e del loro futuro. Le scene di guerra civile in corso in questi giorni nella Grecia, topo laboratorio di un macabro esperimento portato avanti dall'Unione Europea, dimostrano che si tratta dell'ultima battaglia. La più importante di tutte.

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